Superman salva immigrati da un suprematista bianco ed è subito polemica

L’ultimo numero di Action Comics N. 987 contiene una particolare scena: un suprematista bianco appena licenziato da un’azienda che decide di scaricare la sua mitragliatrice per uccidere alcuni lavoratori senza documenti che crede gli abbiano rubato il lavoro. Fortunatamente in un lampo Superman arriva sul posto e fa da scudo ai poveri malcapitati che sarebbe altrimenti state vittime della scarica di proiettili.

Subito dopo Superman sottomette l’aggressore dicendogli che deve prendersi le proprie responsabilità e di ripensare a proposito dei suoi istinti omicidi. All’arrivo delle forze dell’ordine il nostro super-eroe dice agli agenti si prendersi cura delle vittime ed esser sicuri che stiano bene.

Dopo i tragici eventi che si sono svolti lo scorso mese a Charlotteville, Virginia, compreso anche un attacco terroristico che ha ucciso Heather Heyer, nonché la recente dichiarazione del presidente Donald Trump riguardo la posizione del governo sulla DACA, è facile comprendere come la trama del numero di Action Comics potrebbe venir interpretata come una reazione impulsiva e parallela alla realtà. Ma in realtà i disegni e gli archi narrativi di questo fumetti – scritto da Dan Jurgens e illustrato dagli artisti Viktor Bogdanovic, Jonathan Glapion e Jay Leisten – sono stati pianificati già mesi fa.

Nonostante questo l’impulso di protezione che Superman ha avuto nell’evitare un omicidio di massa non è passata inosservata ed ha generato controversie. Fox News in un servizio ha chiamato l’uomo d’acciaio come uno “strumento di propaganda per la difesa di stranieri illegali” ed il noto sito di destra Breitbart ha deriso il numero ed il super-eroe definendolo “Social Justice Supes“.

La loro riflessione parte dal presupposto che gli scrittori e gli artisti del fumetti hanno volutamente inserito nel numero ed in altri fumetti un programma di sensibilizzazione verso gli immigrati illegali, cosa che esisterebbe quindi nel mondo della carta patinata volta a politicizzare i fumetti. Ci sono però un paio di cose da far notare in questo ragionamento.

La prima è che la “propaganda” di Action Comics N.987 viene descritta come a favore di “lavoratori non registrati” ed usa come villain momentaneo un suprematista bianco intendo ad commettere un omicidio. Si potrebbe interpretare quella sequenza come una persona ignorante afflitta dal suo stesso bigottismo che spara a dei lavoratori della sua stessa azienda perché ha stereotipato il loro aspetto e quindi è convinto di aver perso il lavoro per colpa loro.

Un altro punto da prendere in considerazione è che nel mondo dei fumetti attuale, quindi lungo il dipanarsi della trama che ha portato fino a questo numero, questo tipo di esplosioni di violenza stanno accadendo in tutto il mondo. Diversi episodi che sono stati volutamente scatenati da un supercriminale desideroso di vedere l’intera umanità bruciare, e non sono altro che un espediente per preparare il terreno alla vera sfida che l’Uomo d’Acciaio dovrà affrontare: il confronto con Mr. Oz. In tutto questo Superman sta cercando di comprendere cosa stia succedendo. La questione della sparatoria sul posto di lavoro è solo un piccolo tassello di un puzzle più grande che comporta l’idea che il “bene comune” è stato sconvolto e c’è un villain responsabile di tutto.

Ma c’è anche un terzo punto, forse la cosa più divertente di tutti circa la assurdità della lamentela. Le azioni da eroe di Superman hanno sempre coinvolto tutti indistintamente, in più il nostro Azzurrone è letteralmente un alieno immigrato illegale cresciuto negli Stati Uniti, e anche il nome stesso Kal-El ricorda quasi un nome di origine ebraica, cosa palesemente voluta dai creatori Jerry Siegel e Joe Shuster, per l’appunto figli di immigrati ebrei.

Per concludere questa riflessione sull’assurdità delle lamentele circa questo numero vogliamo ricordare, come si può vedere nel poster qui sotto nella galleria datato 1950, che Superman si è sempre battuto per la giustizia in tutti gli Stati Uniti e per tutti gli americani. Come recita infatti il poster:

“Se sentite qualcuno parlar male di un altro studente per via della sua religione, razza o origine naturale – non aspettate: ditegli che questo tipo di pensiero è anti-americano.”

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