RECENSIONE – Wonder Woman

Parliamo di Wonder Woman. Da quando la Warner è arrivata al cinema con Man of Steel sapevamo che l’idea di un universo espanso sarebbe presto arrivata, e la lungimiranza nella gestione delle idee di Zack Snyder, stando almeno alle ultime notizie arrivate online, lo ha portato a pensare agli adattamenti dei più grandi eroi della Terra già quando il nuovo adattamento dell’uomo d’acciaio uscì al cinema.

Con Batman V Superman: Dawn of Justice la DC Films ha ufficialmente fatto il suo ingresso nel mondo degli universi cinematografici, e a discapito di alti, bassi e critiche negative, la Warner sta continuando per via di un incasso più che benevolo. Un universo certamente creato apposta per i fan, così come i Marvel Studios fecero quando dettero vita ad Ironman nel passato non troppo remoto del 2008. Con Suicide Squad ci hanno mostrato un mondo che esiste al di sotto dei rossi mantelli che svolazzano nel cielo, che portano pace e giustizia la dove non c’è, ma che non possono salvare tutti. La DC Films ci ha mostrato eroi elevati a divinità ma che in realtà non lo sono, che sono pieni di dubbi esistenziali e critiche verso loro stessi, dei molto vicini al nostro imperfetto modo di essere, e vigilanti che usano il terrore e l’ombra della morte come arma per combattere il male.

Ecco, questo senso è stato lasciato per un attimo da una parte con Wonder Woman. Nel film con Patty Jenkins vediamo si l’eroina introdotta in Batman V Superman, con il suo già iconico tema musicale che unisce vecchio e nuovo in un parallelismo perfetto, ma la vediamo alle prime armi con il mondo degli uomini. L’ombra della guerra che porrà fine a tutte le guerre incombe sul globo, ma nell’isola paradisiaca di Themyschira niente sembra scalfire quell’idilliaco paesaggio che gli dei hanno creato per le amazzoni. In uno slancio artistico che pone uno “spiegone” in una chiave sia moderna che antica, una sequenza in CGI con netta divisione fra sfondo e personaggio, Ippolita (Connie Nielsen) ci racconta di un passato remoto rinarrando la genesi del mondo da punto di vista degli dei del pantheon olimpico, con un benevolo Zeus, che la favola ci racconta facendo parallelismi con la divinità cristiana, rivendicando l’atto di creazione puro e semplice, con tanto di idilliaco parallelismo con il giardino dell’Eden, ed inserendo anche la figura satanica che è Ares, con corna sopra l’armatura ed il potere di instillare l’odio e la paura negli uomini.

Diana è nata dalla creta, portata alla vita da Zeus, non ha mai conosciuto il male al di fuori della cupola protettiva sotto il quale vive per decisione della madre Ippolita, ed per questo che nel film vediamo qualcosa in più rispetto ai precedenti capitoli del DC Extended Universe, vediamo una eroina che cresce, che parte da un punto ed arriva ad un altro con più consapevolezza, che sostituisce il proprio sorriso luminoso con il dolore, ma che trova riscatto nell’amore in contrasto con l’odio che l’eterno malvagio provoca. Wonder Woman è un buon film d’intrattenimento che oltre alla crescita si collega bene al precedente Batman V Superman, ponendo certamente le basi per un futuro, ma senza sentirsi obbligato a dare un anticipazione. Questa particolarità la vediamo chiaramente nell’assenza di scene dopo i titoli di coda, a differenza di Suicide Squad. Per quanto mi riguarda vediamo differenza anche nella logica narrativa che cerca di caratterizzare bene la nostra eroina, magari lasciando da parte il resto dei personaggi, compresi i cattivi che ci trasmettono la loro malvagità più che altro visivamente che attraverso azioni eclatanti. Così facendo il film non di darebbe il tempo per affezionarci ai personaggi, ma così com’è successo agli Howling Commando di Captain America, in verità troviamo subito delle caratteristiche particolari in ognuno dei personaggi, che inevitabilmente ce li fanno rimanere simpatici e ci mostrano anche un lato oscuro e drammatico dentro di loro. Per quanto riguarda i cattivi sappiamo che lo sono, che stanno macchiando per il grande burattinaio malvagio, e le loro azioni prendono senso in quanto servi del Kaiser. Avrei certamente voluto vedere di più, e magari conoscere anche la loro storia nei particolari, ma alla fin fine come in qualsiasi altra origin story dal 2008 ad ora, loro servono solo a far crescere l’eroe. Purtroppo nemmeno la DC Films riesce ad ovviare a questo problema.


Wonder Woman rappresenta un buonissimo passo avanti per la DC Films.


Quindi in tono Wonder Woman è un buon film, ricco di CGI, effetti visivi, ed anche di una buona ibridazione fra le due cose, così come sappiamo che la Warner sa fare. Dal punto di vista del cast vediamo una schiera di eccellenze che fanno benissimo il loro lavoro, a partire dalle amazzoni come Connie Neilsen e Robin Wright, o i soldati al seguito di Diana come gli eccellenti Chris Pine, il fantastico Ewen Bremner e il dolce Said Taghmaoui. Come ho detto questi personaggi non sono estremamente caratterizzati, ma quel poco che nel film di Patty Jenkins è stato mostrato, mi è bastato per trovarli divertenti, ricordarmeli e per tifare per loro. La paura che sarebbero stati messi in ombra da un messaggio femminista troppo preponderante esisteva, ma anche nel trasmetterlo la Jenkins ha saputo creare un buon connubio fra dimostrazioni di forza, fisica e intellettiva, senza escludere la potenza dell’amore e dell’attrazione data dai piaceri della carne, con qualche parallelismo dal dualismo d’identità sessuale che esisteva nella cultura greca, ma anche fermi rimandi al crogiolo della società moderna, il matrimonio e l’amarsi per sempre. Anche i cattivi come l’eccellente Danny Huston nel ruolo del Generale Ludendorff, che subito risulta psicopatico e carismatico, seppur incarnando a pieno lo stereotipo del cattivo delle grandi guerre, asservito al potere attraverso la parte oscura e senza scrupoli della scienza. Naturalmente non posso non citare Elena Anaya nei panni del Doctor Poison, che inevitabilmente si trova tra le fila degli scienziati folli, senza rivelarsi pavidi o cedendo ai classici tic nervosi con cui questi personaggi vengono rappresentati al cinema. Di Ares preferisco non dirvi niente, se non che alcune delle sequenze che lo vedono protagonista diretto, (sequenze di combattimento), sono particolari. Vengono caratterizzate da momenti di forza e altri in cui si parla, si cerca di convincere l’altro a desistere, nel più classico stile dei villain di casa DC Comics. La resa grafica del combattimento purtroppo si rivela in pecca, probabilmente vittima dell’enorme budget speso per le scenografie reali e per l’ingente numero di comparse che sono state utilizzate, risultando ai tratti un po’ posticcio, anche se non in maniera troppo eccessiva.

Infine, per concludere, Wonder Woman si rivela come tre passi in avanti per la DC Films, soffrendo però di uno indietro. Volendo fare un breve riassunto è positivo per un mucchio di elementi. Prima di tutto Gal Gadot che riesce a focalizzare l’attenzione ed a sorreggere l’intero film sulle sue spalle. La regia si mostra per come me l’aspettavo, molto buona seppur mancano di una particolare identità. Le scene d’azione si rivelano magistralmente dirette, ed anche se si potrebbe sindacare sul massiccio uso degli slow-motion, analizzando le scene si può notare che tutto si armonizza più che bene. La scrittura si mostra chiara, semplice, concisa, senza particolari eclatanti o sensazionali, a parte un particolare colpo di scena nel terzo atto. Il comparto degli effetti speciali mostra diverse particolarità interessanti, con una bellissima gestione fra effetto visivo e CGI, sopratutto nel primo e secondo atto, però purtroppo perde leggermente nel terzo. In sinteso Wonder Woman è un buonissimo film d’azione, che incarna a pieno quella giovialità che la giovane Diana sente nel suo profondo, ma che mostra anche il cammino che l’ha portata ad abbandonare il mondo degli uomini prima degli eventi di Batman V Superman.

Wonder Woman

Wonder Woman
7

Regia

7.0/10

Sceneggiatura

7.0/10

Cast

7.0/10

Pros

  • La storia si rivela semplice e concisa, che intrattiene e non risulta pesante
  • Il cast da una prova di recitazione non indifferente
  • Si propone come parte di un universo espanso ma anche come un film a se

Cons

  • Alcune parte in CGI risultano un po posticce
  • La caratterizzazione dei villain si rivela superficiale
  • Non presenta particolari che danno una identità alla regia

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