RECENSIONE – Thor: Ragnarok

Thor, figlio di Odino, Dio del tuono e principe di Asgard è stato da sempre un personaggio a cui non è stata mai fatta molta giustizia, eccezion fatta per i due film sui Vendicatori diretti da Joss Whedon. Il primo Thor, diretto da Kenneth Branagh, aveva diverse cose che si salvavano ma si tratta comunque di un film piuttosto scialbo, e il caro Dio del tuono appariva come un totale idiota. Mentre il secondo Thor: The Dark World, di Alan Taylor, si è rivelato uno dei peggiori film dell’intero MCU. Pertanto tutti noi abbiamo riposto diverse speranze all’interno di questo terzo e, molto probabilmente, ultimo film su Thor diretto dal regista neozelandese Taika Waititi. Le premesse non era delle migliori, data l’idea di voler creare un film su Thor con uno stile anni ’80, un po’ come Gunn ha fatto con Guardiani della Galassia Vol. 1 Vol. 2. C’era anche il dubbio riguardo la presenza del personaggio di Hulk, e soprattutto, c’erano dubbi riguardo proprio al personaggio di Thor, che a quanto pare in un film stand alone non funziona benissimo. Ora finalmente questo dannato film è uscito e posso dire che sono rimasto sorpreso sotto diversi aspetti, ma deluso per molti altri.

Se avete già visto il film e magari volete sentire un parere più specifico potete trovare qui sotto la video-recensione della nostra cara Wasp full spoiler. Mentre se volete una recensione più generale riguardo la pellicola, continuate pure con la lettura.

L’idea di dar vita ad un film su Thor con un’atmosfera sci-fi anni ’80, con tanto di logo in stile arcade, non mi entusiasmava per niente. Nonostante la mitologia di Asgard e dello stesso Thor sia stata portata sul grande schermo in chiave fantascientifica (cosa che ho apprezzato tantissimo) non credevo che quest’idea avrebbe funzionato. Per fortuna, però, dietro a tutto c’è questo regista più o meno sconosciuto al grande pubblico, ovvero Taika Waititi, che è riuscito a gestire il tutto molto bene. Thor in questo film, come si può tranquillamente evincere dai vari trailer diffusi, trascorre poco tempo ad Asgard e molto più sul pianeta Sakaar e, pertanto, il film assume un tono molto più fantascientifico e meno fantasy (anche se alla fine l’atmosfera dei primi due film è più di fantascienza vestita da film fantasy). Quindi, calando il film all’interno di un contesto che è fantascientifico al 100% si può effettivamente dar vita ad un film che abbia come protagonista Thor ma che possa avere uno stile simile a quello visto nei due film sui Guardiani della Galassia, ma questo paragone non è del tutto adeguato per il film che è Thor: Ragnarok. Le scenografie colorate e dalle bizzarre forme si ispirano palesemente ai disegni dei vecchi fumetti su Thor firmati dal maestro Jack Kirby, e per tanto ci ritroviamo anche una fotografia, ad opera di Javier Aguirresarobe, altrettanto colorata ma non in modo eccessivo, bensì con dei colori che riescono a amalgamarsi tra loro dando all’ambiente anche un tono molto realistico e un po’ sporco, dato che Sakaar è considerato come ” la discarica dell’universo”. Ho notato che con gli ultimi film hanno cercato di ispirarsi il più possibile a maestri del fumetto come Kirby, Ditko oppure Romita. Basti pensare alle psichedeliche dimensioni di Doctor Strange, o al costume di Spider-Man in Spider-Man: Homecoming. E’ una cosa che apprezzo tantissimo e che spero venga mantenuta soprattutto nei prossimi due film dedicati ai Vendicatori.
La colonna sonora firmata dal musicista Mark Mothersbaugh calza perfettamente per quella che è l’atmosfera del film. Una musica molto anni ’80, tipica appunto dei film sci-fi di quegli anni, che unisce suoni di tastiera elettronica e sintetizzatore a quelli di un’orchestra classica e, pertanto, alle musiche più epiche ed eroiche tipiche di un film di supereroi. Infatti Mothersbaugh non solo dà vita a dei temi inediti che portano la sua firma molto vintage, ma rielabora anche i temi principali dei due precedenti film su Thor la cui colonna sonora è stata firmata corrispettivamente da Patrick Doyle Brian Tyler, dando così vita ad un mix di moderno e vintage che ho apprezzato molto. Per non parlare di come hanno utilizzato Immigrant Song dei Led Zeppelin. Probabilmente in questo Thor: Ragnarok abbiamo le scene action più elettrizzanti e fomentanti dell’intero Marvel Cinematic Universe.

Waititi mette in gioco una regia che colpisce e non poco. Le scene d’azione sono limpide e molto ispirate, con delle sequenze davvero molto belle da un puro punto di vista estetico visivo, soprattutto grazie alla già menzionata fotografia e agli effetti speciali di ottima qualità (giusto il personaggio di Surtur è stato realizzato con una CGI abbastanza discutibile). E’ chiaro che a Waititi è stato concesso molto spazio di manovra per il suo film da parte dei Marvel Studios, così da poter realizzare il film ironico e colorato che ha sempre voluto fare, ispirandosi a grandi cult del cinema anni ’80 e non solo. Va anche detto però che, forse, Waititi ha avuto fin troppa libertà creativa, perché spesso l’umorismo del film è eccessivo e fuori luogo. L’umorismo e le battutine all’interno dei film dei Marvel Studios non sono una novità, ma spesso ce ne sono alcune che sono fuori luogo e inserite solamente per far ridere i bambinetti e i ragazzini che vanno in sala (pubblico su cui la major punto non poco), ma negli ultimi film c’era stato un drastico calo di questo umorismo e in parte ciò è dovuto proprio a registi più seri e autoriali come i fratelli Russo oppure Scott Derrickson. Quello che voglio dire è che le battutine vanno più che bene, soprattutto se sono cattive e geniali come quelle di James Gunn nei due già citati film sui Guardiani della Galassia, ma molte di quelle che troviamo in questo film sono del tutto inutili. Non a caso inizialmente il film sarebbe dovuto durare mezz’ora in meno.

Quindi il film presenta un buonissimo comparto tecnico, ma non si può dire assolutamente lo stesso della sceneggiatura, scritta a sei mani da Eric PearsonCraig KyleChristopher Yost.

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La sceneggiatura non dico che è da buttare, ma quasi. I tempi del film sono gestiti abbastanza male, soprattutto nel primo atto della pellicola nel quale passiamo da una location e da una situazione all’altra in pochissimo tempo, e in questo modo non si ha tempo per gestire le parti più importanti del film. Per esempio la questione riguardo il personaggio di Odino è gestita in modo fin troppo superficiale. In Thor: The Dark World ci eravamo lasciati con Loki che, dopo essersi finto morto, aveva preso le sembianze di Odino e, di conseguenza, anche il trono di Asgard. Subito dopo la visione del film tutti noi ci siamo chiesti: ma dov’è finito Odino? Nel film questa domanda ha ovviamente risposta, ma tutta la questione della presunta morte di Loki, del lutto di Thor (che comunque aveva imparato a stimare il fratello) e della scomparsa di Odino sono questioni che vengono trattate con fin troppa leggerezza da parte i Waititi. Ecco perché dico che ha avuto fin troppa libertà creativa, perché ha voluto rendere questo film fin troppo leggero e così facendo ha perso anche l’occasione di sfruttare un attore come Anthony Hopkins che in questo film comunica poco o nulla.

Thor in questo film risulta particolarmente più scanzonato e più ironico rispetto ai precedenti film, quando invece dovrebbe essere l’esatto contrario dato il momento che sta passando. Ricapitoliamo (tranquilli, nessuno spoiler): Thor in Avengers: Age of Ultron aveva avuto una visione che gli mostrava le gemme dell’Infinito, il guanto e la minaccia del Ragnarok che incombeva su Asgard. Quindi, se Thor ha queste visioni e questi segni premonitori come fa ad essere così scanzonato? Dovrebbe essere pensieroso, cupo e preoccupato per il futuro di Asgard. Infatti secondo me il film doveva essere qualcosa di totalmente diverso data la storia a cui attinge. Per carità, come ho già detto il tono che Waititi ha dato al film alla fine mi piace e non poco, però dato che il Ragnarok è una minaccia che potrebbe seriamente distruggere Asgard sarebbe stato decisamente meglio un film dal tono apocalittico, magari con dei riferimenti biblici all’Apocalisse di Giovanni. Sarebbe stato davvero fantastico: un cinecomic dark, certo, ma un dark contestualizzato alla storia che si vuole raccontare e magari, data proprio questo tipo di atmosfera, si potevano inserire delle gag più crudeli e divertenti adatte per alleggerire l’atmosfera in alcuni momenti. Purtroppo però, si è deciso di intraprendere questa strada e, dato che alla fine il film non è assolutamente da buttare, direi che va bene così.
Chris Hemsworth d’altra parte interpreta ancora una volta molto bene il personaggio. Io Hemsworth come Thor l’ho sempre apprezzato fin dall’inizio e spero che possa ricoprire questo personaggio ancora in diverse occasioni, magari con Thor che ricoprirà un ruolo diverso. Ho apprezzato molto il cambio di look, rende il personaggio più maturo ed è proprio questo quello che sto apprezzando della Marvel: la crescita dei personaggi che va avanti di anno in anno. Il Marvel Cinematic Universe è nato quasi 10 anni fa, per ora comprende ben 15 film e molti dei personaggi ci accompagnano sin dall’inizio. Pertanto questi personaggi li abbiamo visti crescere, maturare e adesso, com’è successo con Capitan America in Captain America: The Winter Soldier e con Iron Man in The Avengers, è il momento di Thor, che si trova lontano da casa, solo, privato della sua arma, il Mjöllnir, e con Hela, la dea della morte, che regna su Asgard e ha intenzione di distruggerla, e il problema maggiore è che tutto questo è stato trattato con un’atmosfera fin troppo leggera. Per esempio, la distruzione del Mjöllnir dovrebbe rappresentare per Thor un momento a dir poco scioccante della sua esistenza, eppure tutto ciò non sembra pesare al personaggio se non in un dialogo tra Thor e Korg. Un dialogo che si perde sempre in battutine stupide ma che riesce a far arrivare allo spettatore il messaggio riguardo al profondo rapporto che c’era tra Thor e il suo martello. Ammettiamolo, ci è difficile se non impossibile pensare a Thor senza martello. Va detto però che Thor scopre quello che lui è veramente: il Mjöllnir era sicuramente un’arma potentissima, ma alla fine era solo un mezzo attraverso cui Thor veicolava il suo potere, e nemmeno al massimo della sua potenza. Thor scopre che anche senza martello può essere ancora il potente Dio del Tuono, riprendendo lo stesso discorso sull’identità visto nel già citato Spider-Man: Homecoming

Non avevo grandi aspettative verso il personaggio di Hela, anzi, dato che nei cinecomic dei Marvel Studios i villain sono sempre i personaggi più scialbi (eccezion fatta per alcuni, come Ultron, Ego e l’Avvoltoio) e purtroppo Hela si aggiunge a quella lunga schiera di villain. Certo, non siamo assolutamente ai livelli di Malekith che rimane un personaggio dalla bidimensionalità imbarazzante, ma sicuramente non sorprende lo spettatore con il suo carisma. Diciamo che come villain è esattamente con Kaecilius di Doctor Strange: scenicamente funziona grazie al bellissimo costume, l’interprete è brava (per quello che deve fare) ma il carattere è davvero molto povero e alla fine è un personaggio dimenticabile. Il che è un gran peccato, perché nei panni della Dea della morte abbiamo niente popo di meno che Cate Blanchett, un delle attrici più talentuose degli ultimi anni se non di sempre. Probabilmente se non fosse stato per la Blanchett il personaggio ce lo saremmo dimenticati dopo la prima scena. La Blanchett ha il perfetto phisique du role per il personaggio, esattamente come Mads Mikkelsen con Kaecilius (che comunque è anche più sfaccettato di Hela come personaggio). Ho apprezzato il fatto che Hela abbia mostrato un aspetto di Asgard e del personaggio di Odino che non conoscevamo, ma niente di più niente di meno di questo.

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Uno dei problemi maggiori del film riguarda anche il ruolo che ricopre il Ragnarok vero e proprio, ovvero il giorno del giudizio di Asgard, che invece di essere una minaccia reale per i nostri personaggi risulta essere quasi inutile e inserito in modo assai forzato nel film, e non è propriamente una buona cosa se pensiamo che Ragnarok compare direttamente nel titolo. Quindi, quello che voglio dire, è che il ruolo di Hela è totalmente sbagliato e gestito male. Ho apprezzato però il discorso, nato dalla “”””””minaccia””””” di Ragnarok, riguardo cosa vuol dire Asgard. Cos’è che definisce una nazione, un paese o un centro di potere? Il luogo? Un lussuoso palazzo? Un ufficio con una bella vista? Oppure quello che muove tutto: il popolo. E’ un discorso molto bello e anche parecchio attuale che, purtroppo, passerà fin troppo in sordina data la natura del film. Infatti il finale del film secondo me è molto bello e segna un punto di svolta non solo per il personaggio di Thor, ma per l’intero universo Marvel, che con questa fase 3 sappiamo bene che sta per diventare qualcosa di totalmente diverso da quello che è tutt’ora e non vedo l’ora di vedere come si evolveranno le cose.

Nonostante Hela sia un personaggio molto insipido, non posso dire la stessa cosa per il Gran Maestro interpretato dal grandissimo Jeff Goldblum. Il personaggio me lo aspettavo esattamente com’è stato trasposto nel film: un uomo che si crede una sorta di mega Re (di una vera e propria discarica) con degli atteggiamenti parecchio effeminati, e ciò me l’aspettavo da un personaggio simile. Il merito va soprattutto a Goldblum che, essendo un grande attore, è riuscito ad interpretare molto bene questo particolare personaggio. Ho apprezzato anche Skurge, interpretato da Karl Urban, nonostante il personaggio alla fine non sia così caratterizzato risulta essere parecchio badass, soprattutto verso il finale dove è protagonista di una scena a dir poco galvanizzante e tamarra. Korg invece lo posso definire come uno dei personaggi più odiosi dell’intero MCU. Diverse persone erano molto curiose di vedere sul grande schermo questo personaggio, essendo uno dei personaggi principali della storia di Planet Hulk (da cui il film prende spunto per diversi elementi riguardo il personaggio di Hulk) e pure io avevo una certa curiosità nonostante non avessi letto il fumetto. Korg è una tortura psicologica dall’inizio alla fine, è un comic relief stupido, protagonista delle scene più ridicole di tutto il film e i suoi dialoghi sono sempre caratterizzati da stupide e inutili battutine per bambini. La cosa ancor più assurda del personaggio è che ad interpretarlo è stato lo stesso Taika Waititi tramite la motion capture. Le espressioni del personaggio non sembravano essere molte, essendo un vero e proprio sasso antropomorfo, ma si può discutere di com’è stato doppiato. Come al solito il film l’ho dovuto vedere doppiato in italiano, ma se cercate le varie clip del film noterete che la voce di Waititi è identica a quella della sua controparte italiana, ovvero Gabriele Patriarca. Korg è un essere fatto di pietra non poco grosso, e indovinate come l’hanno doppiato? Con una voce che sembra quella di un bambino. Magari Waititi voleva solamente rendere la cosa più ironica possibile, ma spesso c’è un limite alle cose e si casca del ridicolo, cosa che è accaduta proprio con il personaggio di Korg.

Se però si deve parlare di una new entry con i contro cosiddetti allora quella è Valchiria. Il personaggio mi intrigava sin dai primi trailer che erano stati diffusi e infatti, una volta visto il film, posso dire che si tratta di un personaggio intrigato, tormentato, anche codardo per certi versi, ma sicuramente carismatico, divertente e cazzutissimo. Valchiria ha combattuto insieme alle altre valchirie contro Hela quando Odino l’aveva esiliata, ma essendo una delle poche sopravvissute ha scelto di ritirarsi su Sakaar e di bere quintali di alcool per dimenticare tutto quello che ha dovuto passare. Che dire, un personaggio parecchio complicato e Tessa Thompson è stata formidabile. La Thompson è già celebre per il suo bellissimo ruolo in Creed – Nato per Combattere e nella grandissima serie targata HBO Westworld, ed ora è entrata a far parte del MCU e mi chiedo se la rivedremo in qualche film futuro. La Thompson con sguardi e smorfie riesce perfettamente catturare tutta l’essenza del personaggio. Ormai sembra che in tutti i film d’azione debba esserci un personaggio donna per far vedere che anche le donne sono forti e bla bla bla, e sicuramente è una cosa importante ancora oggi ma spesso questo argomento viene trattato nel modo più banale e qualunquista (per non dire sbagliato) che ci sia. Invece Waititi è riuscito a creare un personaggio femminile che è veramente carismatico e forte e sicuramente non in modo banale e scontato.

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Come dimenticarci di Loki, che si conferma ancora una volta come uno dei personaggi migliori dell’intero MCU grazie soprattutto allo straordinario Tom Hiddleston, personalmente non riesco a vedere un Loki diverso da quello portato sullo schermo dall’attore britannico. Se ci fate caso in ogni film in cui appare risulta sempre essere un personaggio meraviglioso. Basti pensare alla scena in cui lo troviamo disperato per la morte della madre in Thor: The Dark World, una scena estremamente drammatica che svela una faccia del personaggio che fino a quel momento non avevamo ancora visto. Però, come ho detto prima, avrebbero dovuto trattare il fatto della sua falsa morte in modo più approfondito e adulto. Anche il ruolo di Heimdall, interpretato ancora una volta da Idris Elba, è sì importante ma abbastanza piccolo e, soprattutto, sono rimasto molto deluso dal fatto che non sia stata mostrata l’ultima attesa Gemma dell’Infinito che, secondo molti. è custodita proprio da Heimdall.

Diversi dubbi aleggiavano intorno al ruolo che avrebbe avuto Hulk in tutto questo, si temeva che sarebbe apparso come un personaggio di troppo e invece così non è stato. La sua presenza è importante perché ci fa capire che fine ha fatto Bruce Banner dopo aver abbandonato il campo di battaglia alla fine di Avengers: Age of Ultron e troviamo un Banner particolarmente diverso dal solito. Com’è ben noto, Hulk ha avuto il pieno controllo per ben due anni tanto da acquistare l’uso quasi perfetto della parola, e questo ci fa capire che prima o poi vedremo le due personalità fondersi, e quando Banner riprende il controllo (con una scena davvero toccante, se pur molto breve) notiamo che qualcosa in lui è diverso. In alcune scene la sua momentanea pazzia è stata gestita in modo abbastanza ridicolo, ma niente di così assurdo o fuori contesto da rovinare la visione. Più che altro sono scene in cui anche lo stesso Mark Ruffalo non dà il meglio di sé come attore, ma comunque per tutto il resto del film resta l’ottimo interprete quale è. Mi sono piaciute molto le scene comiche con protagonista Hulk, le quali possono sembrare a prima vista abbastanza puerili ma funzionano perché Hulk alla fine è un bambinone e pertanto si comporta come tale. Non ho apprezzato moltissimo la resa italiana della voce di Hulk, che invece risultava essere più convincente in quelle poche scene dove parlava nei due film sui Vendicatori. Riccardo Rossi è un doppiatore straordinario e doppia Bruce Banner da Dio, però non mi è per niente piaciuto il fatto che la sua voce non è stata quasi per nulla modificata per le scene con Hulk.
So che ve lo state chiedendo e la risposta è sì: lo scontro tra Hulk e Thor è qualcosa di fenomenale. Avevamo già visto i due eroi scontrarsi violentemente in The Avengers, ma qui li vediamo combattere all’interno di un contesto differente e in modo anche più brutale. Basti pensare già solo al look dei personaggi, con Hulk che indossa un’armatura da gladiatore e Thor con i capelli corti e privo del proprio martello. Ci sono anche delle scene che vanno a citare quelle già divenute iconiche viste nei due film sui Vendicatori e che vedono coinvolto soprattutto Loki, che ha una reazione divertentissima quando vede apparire Hulk. Insomma, Hulk si riconferma essere un personaggio estremamente interessante e profondo, che purtroppo è costretto ad essere soltanto un comprimario a causa di questa stupida faida tra i Marvel Studios e la Universal, che si è limitata a dare il via libera per quella schifezza che è L’Incredibile Hulk di Louis Leterrier. Ciò però non esclude un’ulteriore evoluzione del personaggio nei prossimi film.

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In sinossi, Thor: Ragnarok è un buon film d’intrattenimento, caratterizzato da una regia e una messa in scena molto personale e che differenzia il film da tutti gli altri. Sicuramente si tratta del miglior film dedicato al Dio del Tuono, ma per ora è il più debole della fase 3. L’atmosfera fin troppo leggera e scanzonata impedisce a Waititi di approfondire gli aspetti più importanti e profondi della trama e dei personaggi stessi, perdendosi spesso in inutili e puerili battute.
Sicuramente consiglio la visione del film, senza però aspettarvi chissà quale “capolavoro moderno”.

Se invece avete visto il film non esitate e lasciate un commento con la vostra opinione!



 

Thor: Ragnarok

Thor: Ragnarok
6.8

Regia

7.5/10

Sceneggiatura

6.0/10

Cast

7.0/10

Pros

  • Regia e aspetto tecnico di grande impatto e molto personali.
  • Una storia più fantascientifica e che porta a un finale che scuote le fondamenta dell'universo Marvel.
  • I personaggi raggiungono un altissimo livello di maturazione sia esterno che interno. Le new entry sono personaggi ben scritti ma...

Cons

  • L'atmosfera fin troppo comica e leggera non permette di approfondire come si deve importanti e complessi aspetti della storia.
  • La storia sembra non iniziare mai veramente, con un ritmo eccessivamente veloce nel primo atto e eccessivamente lento nel secondo.
  • ... pochi colpiscono veramente, mentre personaggi, tra cui la stessa Hela, risultano poveri di carattere se non ridicoli.

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