Recensione: The Defenders

The Defenders (Marvel’s The Defenders) è una miniserie televisiva di otto episodi sviluppata per Netflix da Douglas Petrie e Marco Ramirez basandosi sull’omonimo super-gruppo di casa Marvel ed è stata distribuita sulla piattaforma di streaming Netflix a partire dal 18 agosto.

La serie, in continuity con il Marvel Cinemaric Universe, racconta le avventure di un gruppo di supereroi di strada, vigilanti urban che cercano di proteggere i loro quartieri e la loro città da un’organizzazione criminale molto antica, la Mano, guidata dalla spietata Alexandra (un’incredibile Sigourney Weaver) che vuole acquisire qualcosa sotto Manhattan, qualcosa di tanto importante che sarebbe disposta a distruggere la stessa città.

I quattro improbabili eroi sono i già conosciuti: Luke Cage, appena uscito dal carcere e deciso a ricostruirsi una vita normale ad Harlem con la compagna Claire Temple (rispettivamente Mike Colter e Rosario Dawson), Matt Murdock (Charlie Cox) che dopo i fatti della seconda stagione di Daredevil ha scelto di svestire i panni del Diavolo di Hell’s Kitchen e aiutare più indifesi possibile solo come avvocato, Jessica Jones (Krysten Ritter) in pausa dal suo lavoro di detective dopo quanto successo con Kilgrave nonostante le pressioni della sua amica Trish e di Malcolm (Rachel Taylor ed Eka Darville) e infine Danny Rand (Finn Jones), l’immortale Iron Fist a caccia della Mano per porre fine una volta per tutte a questa organizzazione aiutato da Colleen (Jessica Henwick).
Pur se composta da soli otto episodi la serie riesce a costruire una storia dannatamente interessante con villain affascinanti (ritorniamo su Sigourney Weaver che meriterebbe uno spin-off solo sul suo personaggio per quanto è stata brava) e a portare quattro personaggi così diversi e complicati a diventare un vero team, una vera famiglia.

Ma andiamo con ordine.

Gli autori sono stati molto intelligenti decidendo di costruire una storia che sin dal primo episodio riesca a prendersi i suoi tempi e a delineare perfettamente i personaggi senza creare nessun incontro forzato per dare vita ad un team-up (i quattro si incontreranno tutti insieme solo nel terzo episodio), in modo da poter mostrare a pieno i nostri supereroi ed i loro super-problemi dopo i finali delle rispettive serie. Per fare ciò è stato dato molto spazio ai comprimari che qui non sono solo delle spalle nell’azione ma fondamentali per gli eroi, un legame con la loro umanità, un appiglio che gli impedisce di naufragare.
Su tutti però si rivela fondamentale Stick (Scott Glenn), maestro di Matt ed Elektra che ha servito nell’esercito dei casti, le armate dell’Iron Fist nella lotta contro la Mano, che qui ricoprirà un ruolo simile a quello che hanno avuto Fury negli Avengers o anche Phil Coulson, un mentore, una guida, l’uomo che scenderà in prima e renderà i quattro cani sciolti una squadra (tra parentesi il personaggio di Stick riuscirà a raggiungere alte vette di epicità durante i combattimenti).

Una menzione a parte va fatta sulla fotografia della serie e la qualità delle immagini: la serie è stata da subito distribuita in 4k ma la cosa che più mi ha colpito è stato il modo in cui in ogni scena in cui è presente un eroe domina un colore: il rosso per Murdock, il blu per Jessica, il giallo per Luke e il verde per Danny, il bianco per la mano e, soprattutto Alexandra. La cosa interessante è che non solo questo effetto è stato reso attraverso luci artificiali e contrasti (Refn sarebbe fiero di voi) ma di fatto, ogni volta che uno dei personaggi è in scena ci sono elementi che richiamano il suo colore e bucano l’immagine, una sciarpa, una cravatta, una felpa, il colore delle pareti, tutto rivela una cura nei dettagli incredibile che da un effetto davvero straordinario (la scena in cui i quattro sono seduti insieme in un ristorante cinese, vista nei trailer, è pazzesca per come i quattro colori si sposino attraverso gli elementi stessi del locale, semplicemente fantastica).

È anche bello come i personaggi siano realistici, arrivando solo dopo alcuni episodi a fidarsi l’uno dell’altro, a diventare una squadra e ad avere un proprio ruolo all’interno di essa: Danny è forse il più potente di tutti ma anche il più impulsivo, deve imparare a fidarsi degli altri e a controllarsi per poter vincere la battaglia, Luke è riluttante ad usare la sua forza, sapendo che lasciandosi andare potrebbe fare danni enormi, è quello che vorrebbe vivere una vita tranquilla ma il suo desiderio di aiutare i ragazzi della sua strada lo porterà ad accettare ed usare il suo dono per fermare il nemico, Matt è riluttante a fidarsi degli altri o anche solo a indossare di nuovo il costume dopo quanto successo ad Elektra (riportata in vita da Alexandra cime strumento della Mano) ma alla fine accetterà riluttante il ruolo di leader di questo supergruppo per salvare la sua città e infine c’è Jessica che svolge il ruolo di… beh, di Jessica Jones.

I combattimenti, anche se presenti e sempre ben fatti, vengono spesso sacrificati per scene più introspettive e permettere alla trama di evolversi e, l’assenza di abbastanza esterne crea un clima che alla lunga si rivela claustrofobico, cosa buona per creare la tensione del momento ma che alla lunga può arrivare a disturbare lo spettatore. Questi e di fatto il basso numero di episodi, che costringe la trama a correre costantemente per raggiungere il suo culmine, sono gli unici difetti di una serie godibilissima che consiglio a chiunque voglia vedere una bella storia su un super-gruppo, su eroi fuori dagli schemi ma disposti a tutto per difendere chi ha bisogno e, soprattutto per chi ama le serie Marvel.

Dopo il finale ad effetto non vedo l’ora di vedere come le cose si evolveranno nelle altre serie ed in particolare di vedere una seconda stagione di questo team-up fuori dalle righe ma dannatamente piacevole.

Quindi, in poche parole, The Defenders, serie Marvel distribuita da Netflix è visibile in 4k già sul sito di streaming, consiglio caldamente la serie a tutti.

 

8

Regia

8.0/10

Sceneggiatura

8.0/10

Cast

8.0/10

Pros

  • Cast eccezionale ed affiatato
  • Sceneggiatura solida che da spazio ad ogni personaggio
  • Una fotografia incredibile con uno stile particolare e affascinante

Cons

  • Troppe poche scene all'esterno cosa che alla lunga può infastidire lo spettatore
  • L'esiguo numero di episodi costringe in alcuni punti gli autori a correre per concludere in fretta la storia
  • L'azione limitata soprattutto alla seconda parte del film e al finale.

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