RECENSIONE – Taboo (1° Stagione)

Mi ricordo molto bene quando sentii parlare per la prima volta di questa serie. Giravo tranquillamente per Internet quando mi sono imbattuto in un articolo che mostrava delle foto dal set di una serie con Tom Hardy… completamente nudo. Incuriosito aprii il link e leggendo tutte le informazioni rimasi particolarmente incuriosito dalla serie. E non dal fatto che Tom Hardy fosse nudo. In ogni caso quell’articolo lo trovai ben 2 anni fa, se non qualcosa di più! Quindi quale parte della mia anima dovevo vendere per poter vedere questa dannata serie? A quanto pare nessuna perché finalmente Taboo è arrivata in Italia e me la sono potuta godere appieno.

L’attesa è stata ricompensata?

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La serie sin dai primi trailer che vennero pubblicati mostrava una fotografia molto particolare, molto dark ma con dei giochi di luce a dir poco degni di nota. L’atmosfera si presentava come un misto tra il reale e il mistico, ma la serie l’aspettavo semplicemente per la presenza di Tom Hardy, uno dei più grandi attori attualmente in circolazione che non si è limitato al ruolo di attore in questa serie. Taboo è stata creata principalmente da Steven Knight, anche sceneggiatore di tutti gli episodi, ma a co-creare la serie è stato anche lo stesso Hardy insieme al padre Chips. Il che non mi sorprende, infatti Hardy e Knight avevano già collaborato per numerosi progetti in passato. Per esempio il film Locke, diretto e scritto da Knight con protagonista assoluto Tom Hardy. Oppure la serie Peaky Blinders, anch’essa creata da Steven Knight e con Tom Hardy nei panni di un personaggio secondario. Un assidua collaborazione che non accenna a fermarsi.

Una delle cose che più ho apprezzato della serie è il tentativo di voler far dirigere e scrivere tutte le puntate ad un’unica persona. Ovvero dare la sceneggiatura a Steven Knight e la regia ad qualcun altro. Ci sono quasi riusciti, infatti la regia è stata curata per i primi quattro episodi da Kristoffer Nyholm, mentre gli ultimi quattro da Anders Engström. Non saranno una sola persona, ma di sicuro è stata una scelta più che azzeccata. A livello registico la serie mantiene lo stesso registro, senza però avere delle trovate particolarmente geniali. Sì, a livello estetico le inquadrature sono di tutto rispetto, ma il merito è più che altro della straordinaria fotografia ad opera di Mark Patten. Gli unici momenti di regia che mi hanno davvero colpito sono quelli che riguardano le visioni/sogni di James, protagonista della serie. Riescono a dare un tocco di inquietudine ed horror alla serie che non guasta assolutamente, anzi, ci sta tantissimo.

La sceneggiatura invece, come avevo accennato prima, porta sempre la firma di Steven Knight e questa è una buona cosa. La trama però ha quel difetto che io chiamo “Difetto Game of Thrones”. Questo difetto comprende una trama lenta, che fa davvero fatica ad andare avanti ma che ha dei personaggi ben scritti, ben interpretati, e che si evolvono nel corso delle puntate. Non venitemi a dire che Game of Thrones non è così, o almeno le prime quattro stagioni. In ogni caso, Taboo presenta questa grossa pecca che, personalmente, mi fa storcere il naso molto spesso. Non sono uno che vuole l’azione continua, sia chiaro, ma in una serie tv pretendo che un minimo di vada avanti con la trama. Altrimenti ci ne mettiamo di tempo per arrivare alla fine di tutto. Nonostante la lentezza dell’evolversi degli eventi alla fine Taboo arriva ad un finale di stagione più che degno e che fa pensare ad una seconda stagione con un’ambientazione totalmente diversa ma molto, molto intrigante.

La colonna sonora porta la firma di un compositore odierno che stimo moltissimo e che non mi aspettavo di veder coinvolto in un progetto simile. Sto parlando di Max Richter, un compositore tedesco celebre per il pezzo On the nature of daylight. Probabilmente il nome non vi dirà nulla, ma è il pezzo con il violino che sentite in Shutter Island e il recentissimo Arrival. Un pezzo senza ombra di dubbio straordinario e la colonna di questa serie non smentisce la qualità di questo compositore. E’ una colonna sonora molto tipica di Richter: drammatica, tetra e soprattutto è quasi sempre suonata con violini o violoncelli. Quindi la scelta di Richter come compositore per Taboo è stata senza ombra di dubbio più che azzeccata. E’ anche vero però che le tracce non sono tutte drammatiche e lente, ma sono anche incalzanti e con un tono meno drammatico. In particolare ho apprezzato il tema principale che contiene anche delle musiche che ricordano molto quelle tribali de è una scelta molto azzeccata se teniamo conto del passato di James e della sua esperienza in Africa.

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Il più grande pregio della serie è quello di esser stata in grado di rappresentare in maniera perfetta la società in cui è ambientata, in tutti i suoi aspetti. A livello tecnico la ricreazione di tali ambientazioni è incredibile, non me lo sarei mai aspettato. Le scenografie sono state rese in modo impeccabile e si tratta anche di location abbastanza particolari. L’aria sembra essere sempre malsana, sporca. Corre l’anno 1814 e la rivoluzione industriale in Inghilterra infuria più che mai. Come ben sappiamo la rivoluzione ha portato anche tantissima miseria nel paese e questa miseria la si respira appieno nell’ambiente in cui si svolgono gli eventi. Lo stesso discorso vale anche per i costumi e il trucco applicati ai personaggi, per renderli il più veri possibili. Quindi gli effetti speciali, e visivi, sono a dir poco ben fatti e la cosa mi stupisce non poco perché non credo che il budget per Taboo sia stato altissimo. Ci sono delle scene, soprattutto verso il finale di stagione, che ti lasciano a bocca aperta per quanto son ben fatte.

Per rappresentare una società come quella, però, non basta mettere qualche baracca qua e là e gente ripugnante che circola per le strade. Si devono vedere bene anche le varie classi sociali che caratterizzavano quella società e la gerarchia sociale. Ogni classe sociale dell’epoca viene rappresentata benissimo in Taboo, ognuna rappresentata tramite un singolo personaggio. Per esempio la classe della nobiltà viene perfettamente incarnata nel personaggio del Principe Reggente, o Re d’Inghilterra, interpretato da un grandissimo Mark Gatiss, il Mycroft Holmes di Sherlock. Il Principe Reggente è un personaggio ributtante, così tanto non curante del suo corpo che sembra quasi deforme, con la pelle costantemente unta e una voce roca come se fumasse una stecca di Marlboro al giorno. Pensate che quel personaggio è a capo dell’Inghilterra, che all’epoca era uno dei paesi più potenti. Il Principe Reggente rappresenta perfettamente la classe nobiliare, perché i nobili, che si spacciano per persone colte e per bene, durante le loro feste danno sfogo ai peggio vizi. Li vedi bere senza ritegno, ballare, urlare, giocare come idioti e rimorchiare qualsiasi persona gli capiti a tiro. Quindi alla fine non sono tanto diversi dalla “marmaglia” da cui si vogliono tener lontani, e con la loro ipocrisia direi che sono anche peggio.

Poi abbiamo i personaggi di Helga, Atticus, Cholmondeley e Godfrey, interpretati corrispettivamente da Frank Potente, Stephen Graham, Tom Hollander ed Edward Hogg, e rappresentano i ceti più bassi della società ma ognuno di essi ha un’indole che li rende dei personaggi onesti e positivi. Oddio, onesti non è proprio la parola giusta, però non sono dei personaggi che vorresti veder fare una brutta fine. Mentre una brutta fine vorresti veder fare a Sir Stuart Strange, Benjamin Wilton e Solomon Coop, interpretati corrispettivamente da Jonathan Pryce, Leo Bill e Jason Watkins. Essi rappresentano più la parte politica e in particolare Sir Strange che è capo delle più che nota Compagnia delle Indie Orientali. All’epoca la Compagnia aveva in mano tutta l’Inghilterra ed infatti in Taboo vediamo come i suoi rappresentanti si comportino come se fossero alla pari del Re. Sono dei personaggi ingannevoli, che cercano sempre di ottenere quello che vogliono in un modo o nell’altro. Come ogni altro politico insomma. Però alla fine tutti avranno quello che li spetta.

Nella serie viene trattata anche una tematica molto delicata: la tratta dei neri. Sappiamo tutti benissimo che gli inglesi sul commercio di schiavi di colore ci speculavano come porci e in questa serie vediamo a cosa può portare un tale commercio di esseri umani. Vediamo le condizioni pietose in cui viaggiano gli schiavi ma vediamo anche il tentativo del popolo africano di prendersi ciò che gli spetta attraverso il personaggio di Chichester, interpretato da Lucian Msamati. Egli è un uomo di colore libero dalla schiavitù e cerca di far luce su un terribile evento che ha portato la morte a tantissimi schiavi. Purtroppo però questo aspetto non è stato trattato come speravo, ma viene giusto menzionato qua e là ogni tanto. Il che mi dispiace perché nella prima puntata sembrava che James fosse fortemente tormentato da quell’evento, in cui era coinvolto. E invece alla fine niente. Occasione sprecata.

Infine in mezzo a tutte queste fazioni c’è James Keziah Delaney.

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James Delaney è un personaggio che sin da subito si presenta come misterioso ed inquietante, ma ti affascina col suo modo di fare e il suo atteggiamento. James è un uomo che durante un disastro in nave trascorre dieci anni in Africa e lì scopre il vero se stesso, e ciò non vuol dire sempre belle cose. James torna che è un uomo talmente avvolto nel mistero che non si capisce mai dove vuole andare a parare, persino alla fine dell’ultima puntata se ne uscirà con un piano totalmente diverso da quello che aveva disegnato sin dall’inizio. La cosa interessante di James è che lo vediamo molto anche dagli occhi dei suoi nemici e alleati. Noi spettatori, come gli altri personaggi, sentiamo solamente delle voci riguardo a quello che è diventato Delaney e solo dopo scopriamo se queste voci sono vere o meno. E spesso la verità può lasciare parecchio di sasso. Come ben saprete ad interpretare il personaggio di James Delaney è proprio il caro Tom Hardy, e nei panni di questo particolarissimo personaggio è stato davvero sensazionale. Hardy usa sempre quell’espressione da duro di ghiaccio, che Delaney usa per mantenere una certa apparenza, ma nei momenti più difficili ecco che scatta qualcosa. Ecco qui che esce fuori uno sguardo più intenso, che può essere uno sguardo di paura, di rabbia o di dolore. Ci sono dei momenti davvero molto belli dove Tom Hardy è riuscito ad emozionare in modo particolare. Soprattutto in una determinata scena del finale di stagione. In più io avevo una personale teoria riguardo al personaggio di Delaney: dato il modo in cui uccideva i suoi nemici, il suo di vestire e il suo fare misterioso credevo che Knight avrebbe fatto diventare Delaney Jack lo Squartatore. Come teoria secondo me ci stava tantissimo! Calcolando poi le zone dove tutto questo accadeva ci ho creduto davvero saldamente. Però poi col finale tutto è sparito.

Altro personaggio particolarmente interessante è quello di Zilpha Geary, interpretata da Oona Chaplin. Sicuramente un personaggio ben scritto, con dei momenti molto belli, ma non mi ha convinto poi così tanto. Sì, mi piace il rapporto che tra lei e James, mi piace come poi si evolverà e soprattutto come la stessa Zilpha si è evoluta nel corso di queste otto puntate. La Chaplin nell’interpretare il personaggio mi ha particolarmente colpito, perché si tratta il più delle volte di una donna che deve sottostare alle scelte e alle volontà del marito, Thorne, quando invece vorrebbe essere libera e stare con l’uomo che più ama. Così la Chaplin dà al personaggio sempre un’aria di esasperazione, come se continuamente stressata, come se stesse per esplodere da un momento all’altro. Finché non riuscirà a liberarsi ed ecco che addirittura la vediamo sorridere. Ma tutte le cose belle non durano a lungo. Soprattutto se sei un personaggio di una serie tv drammatica.

Come si fa a non apprezzare il personaggio di Brace, interpretato da David Hayman? Brace è il maggiordomo che ha servito il padre di James e James stesso nel corso della sua vita. Li ha sempre aiutati, nel bene e nel male, in modi degni del migliore dei maggiordomi, ma anche in modi che forse si poteva risparmiare. Ma c’era altra scelta? Forse in quel momento Brace pur di salvare il nome dei Delaney era disposto a fare di tutto. E non è una bella cosa? Certo, possiamo perdonarlo per quello che ha fatto? James può perdonarlo? La faccenda si fa molto intrigata e questo porterà a un’evoluzione straordinaria del rapporto tra James e Brace che ho semplicemente adorato. La situazione finale in cui si ritrova Brace ti lascia con tantissimo amaro in bocca e non puoi che dispiacerti. Altro forte alleato di James è Lorna Bow, interpretata da Jessie Buckley. Si tratta di un’attrice sposata all’ultimo da Horace, padre di James, e con la quale quest’ultimo dovrà collaborare per salvarsi la vita più volte e per tenere quello che il padre gli ha lasciato lontano dalle grinfie della Compagnia delle Indie. Però devo ammettere che come personaggio non mi ha colpito più di tanto. Sì, è una donna forte, intelligente e anche manipolatrice in alcuni casi, ma non mi ha detto granché. C’è da dire che mi è piaciuto il rapporto che si è sviluppato tra lei e James. Poteva cascare in una banalissima storia d’amore, e invece così non è stato. Rimangono soltanto fedeli collaboratori.

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Questo è quello che penso in linea generale della prima stagione di Taboo. Una serie degna di nota di cui consiglio la visione. Steven Knight ci ha regalato una trama ricca di mistero, un po’ lenta, ma con dei personaggi davvero ben caratterizzati e ben interpretati da grandi attori. Si poteva fare qualcosina di più a livello di regia, ma sull’aspetto tecnico alla fine non si può dire nulla, calcolando il tipo di serie che è Taboo.

Voi che ne dite? Avete visto la serie? Vi è piaciuta? Fatemi sapere la vostra opinione. Se invece volete sapere la mia opinione nello specifico di ogni puntata trovate qui sotto tutte le considerazioni riguardo la serie.

CONSIDERAZIONI – Taboo 1×01/02 “Episodio 1 & 2”

CONSIDERAZIONI – Taboo 1×03/04 “Episodio 3 & 4”

CONSIDERAZIONI – Taboo 1×05/06 “Episodio 5 & 6”

CONSIDERAZIONI – Taboo 1×07/08 “Episodio 7 & 8”

 

 

 

Taboo (1° stagione)

Taboo (1° stagione)
7.5

Regia

7.5/10

Sceneggiatura

7.0/10

Cast

8.0/10

Pros

  • Grand fotografia e soprattutto ottimi effetti speciali e visivi, in grado di rappresentare nel miglior modo l'ambientazione dell'epoca. Ad accompagnare il tutto è la più che riuscita colonna sonora di Max Richter.
  • Una storia ricca di misteri, di dubbi, di omicidi e cospirazioni. Ma anche piena di speranza per una nuova vita che potrebbe salvare tutti i protagonisti.
  • I personaggi risultano essere ben caratterizzati, ognuno rappresentante un determinato ceto sociale. Tranne per James Delaney, lui è totalmente di parte. Gli attori bravissimi, dal primo all'ultimo, ma in particolare l'elogio va a Tom Hardy che come al solito ci ha regalato una grande perfomance.

Cons

  • Una regia che avrebbe potuto dare molto, ma molto di più.
  • La trama nello sviluppo risulta lenta e si concentra troppo sulla caratterizzazione dei personaggi.
  • Zilpha e Lorna si presentano come dei personaggi molto interessanti, che sicuramente rimangono in testa, ma esse potevano dare qualcosa in più. Soprattutto per quanto riguarda Lorna.

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