RECENSIONE – Star Wars: Gli Ultimi Jedi

E’ difficile parlare di Star Wars, sopratutto senza spoiler, perché ogni persona reagisce a modo suo a qualcosa di cui è fan, inoltre essendo una saga che va avanti ormai dal 1977, quindi molto prima che nascessi, è anche difficile capire che tipo di impressioni possano aver avuto le persone ben 40 anni fa, quando per la prima volta videro quei formidabili effetti speciali, ed la storia di un epopea medievale fantasy riportata sul grande schermo con una chiave narrativa di base fantascientifica.

Certamente ogni film ha qualcosa di innovativo, qualcosa di affascinante, alcuni richiami che facciano capire come tutti i film compongono il medesimo universo, e un po’ del tocco del regista che in quel momento ci ha lavorato. Con i primi 3 episodi abbiamo visto solo la mano di George Lucas, con la trilogia originale il padre della saga è stato affiancato da Irvin Kershner e Richard Marquand, e dopo l’acquisizione della Lucasfilm da parte della Disney, J.J.Abrams ha fatto ripartire la saga dopo diversi anni di assenza al cinema con Il Risveglio della Forza.

Quel film prendeva a piene mani dallo spirito originale di una persona che ha visto i primi film quando era piccolo, ancora rimaneva ancorato a ciò che la saga rappresentava prima, ma se George Lucas ha fatto capire qualcosa con la trilogia prequel è che anche in questa saga c’è bisogno di innovazione. Ed è qui che finalmente arriviamo, a Star Wars: Gli Ultimi Jedi.

La sabbia e la desolazione di un paesaggio a metà fra desertico e brullo non funziona più. La saga medievale-fantasy caratterizza i propri elementi nello spazio, e che da quel momento quel genere viene chiamato space opera, ma nel mondo moderno abbiamo visto abusare fin troppo delle figure della principessa in pericolo, del paladino senza macchia, della canaglia che si redime. In questa era moderna ci vuole qualcosa di nuovo, e con Rey, Finn e Poe abbiamo finalmente l’innovazione.

Nel contesto dove Il Risveglio della Forza ci aveva lasciati, con lo sguardo intenso e privo di significato del leggendario Luke Skywalker che fissava la giovane Rey senza sapere chi fosse, Rian Johnson ha ripreso e messo del suo. Alcuni elementi della saga fantasy spaziale lasciano spazio a lunghe sequenze armonizzate ineccepibilmente ma con qualcosa di dissonante che li per li ti fa storcere il naso, ma non perché rappresenti qualcosa di brutto o negativo, solo perchè è una chiave narrativa che non si è abituati a vedere in seno a Star Wars. Il film propone ciò che ci si poteva aspettare, fino al momento in cui ti sorprende. Si potrebbe pensare che Rian Johnson volesse strutturare il film come un classico spettacolo in tre atti, ma non è così.

Abbiamo la prima parte in cui il film riprende da dove la storia si era interrotta, camminando sui sentieri che ci si poteva aspettare, ma mostrando poi in modo piacevolmente bizzarro anche uno stravolgimento gli elementi, risultando alla fine completamente rinnovato. La seconda parte potremmo chiamarla quella di transizione, la sequenza che mette in luce il cambiamento, ma sopratutto il desiderio di questa galassia lontana, lontana, di risposte. Abbiamo il pericolo incombente, l’oscurità che avanza, la speranza vicina a morire, un spaccato della galassia dove i nostri protagonisti vivono e la Forza, che vive in ogni cosa ma sopratutto in mezzo ad ogni cosa, cercando l’equilibrio.

L’introduzione ha già, per me, rivelato due atti, e non voglio andare oltre per paura di anticipare particolarità, voglio solo dirvi che niente è mai come ci si aspetta.

La capacità di Johnson nel saper creare punti fermi, in cui il rimando a qualcos’altro già visto nella saga è palese, per poi sorprenderti alla fine con una mossa particolare e totalmente inaspettata, mette in luce la grande abilità di questo regista, ma non solo. Nell’anima che si cela dietro le mani che stringono la telecamera, si può vedere una persona che stima George Lucas, che ammira il suo lavoro, e che sa di essere solo un altro discepolo che è stato posto dietro la macchina da presa, con la libertà di poter creare la propria storia esattamente come accadeva nell’ormai defunto universo espanso.

Il film ha un fascino sotto il punto di vista tecnico che pochi altri episodi di questa saga stellare possono vantare, partendo della fotografia alla messa in scena, come anche ad una sceneggiatura realizzata in maniera squisitamente innovativa e bizzarra, che ti sorprende nel momento in cui meno te lo aspetti. E’ come se si stesse guardando si un film appartenente alla trilogia originale, ma con una lente che distorce il tutto ampliando la visione di questa galassia come la trilogia prequel faceva, prendendo a piene mano de quell’universo che non solo i film hanno creato.

Mi sono trovato di fronte ad inquadrature accorte precise, da cui spesso sono stato affascinato. Ne sono rimasto allibito. Merito anche delle armonie di John Williams che ancora una volta, con gli strumenti dell’orchestra, cantano la canzone di quella epopea spaziale, accompagnandoci come solo il maestro sa fare. Ancora una volta si torna a ciò che ispirò George Lucas inizialmente, tralasciando per un momento il contributo che il genere western donò alla saga, e tornando all’amore di Lucas per l’arte di Kurosawa. L’esagerazione dello stile spesso si palesa nelle messe in scena, ma è un particolare modo di fare con cui la saga di Star Wars va decisamente a nozze.

L’oscurità prevale però nel film e si può notare da come giocano assieme la fotografia e dalla regia, creando particolari chiaroscuri o campo oscuri, tanto che il film sembra spesso una sorta di Star Wars più dark, ma solo a tratti. Alcune volte pare girato di proposito come a voler confondere, proprio grazie a questi giochi di luce, ed è tutto naturalmente contestualizzato a dove la scena di tiene. I colori sono anch’essi molto importanti, sopratutto in determinate scene verso la fine del film.

Il timore che la pellicola fosse una sorta di nuovo L’Impero Colpisce Ancora aveva senso di esistere, sopratutto dopo Il Risveglio della Forza ed anche per via degli spot e dei trailer che potevano rimandare in qualche modo al capolavoro che è il secondo film della saga in ordine di uscita al cinema. In realtà però alla fine si è trattato solo di rimandi visivi, richiami e omaggi, ma il film vive di una propria vita come anche Rogue One. Rian Johnson riesce dove J.J.Abrams fallì, a dare una nuova linfa vitale a questa nuova trilogia, a staccarsi dalla trilogia originale e innovare.

Nell’innovazione troviamo anche una certa particolarità che poso si era vista negli episodi precedenti, e che spesso veniva relegata ad i personaggi creati appositamente per essere spalle comiche, come C-3PO o R2-D2. Nel film sono presenti momenti comici ma le sequenze sono architettate così bene, che la loro presenza serve solo a stemperare il finale di un scena, o semplicemente inseriti per non far cadere l’attenzione dopo diverse sequenze di spiegazione o lotta. Nessuno di questi momenti sembrerà forzato o di troppo, e non faranno mai cadere il pathos generale.

Ma alla fine della banda, oltre a comprendere come Rian Johnson abbia confezionato uno Star Wars innovativo, perfetto dal punto di vista tecnico e meraviglioso nel suo modo di saperti catturare, dove vuole andare a parare? Dopo due ore e mezzo di una pellicola che non stacca mai con il suo ritmo serrato, emozionante, cosa che può risultare un attimo estraena se si è abituati al ritmo quasi fanciullesco di molti degli altri episodi, alla fine ci rendiamo conto che il film portatoci è un prodotto ricco di coraggio. Si prende i suoi rischi senza snaturare l’anima della serie, e trionfa in tanto di squillo di trombe.

Se proprio dovessi pormi a descrivere qualche difetto, paradossalmente sarebbe proprio nel modo in cui in alcune cose stupisce, ed anche in alcune particolarità che parevano dover essere centrali e poi non lo sono state. Purtroppo però non posso dire niente senza farvi spoiler.

Riguardo a come il film finisce avrei una cosa da dire. Nel film si ha una sensazione chiara, e che fino alla fine non se ne va, che tutto questo numero di sconvolgimenti che vediamo avranno delle ripercussioni non indifferenti sul prossimo episodio, ma, in maniera analoga a come tutto il film costruisce le scene, anche alla fine ti sorprende con quello che secondo noi è una sovrapposizione. Una volta visto il film senz’altro capirete. In sintesi quindi Star Wars: Gli Ultimi Jedi è quello che si suol dire un esperimento coraggioso ben riuscito, che incarna a pieno lo spirito della saga, stupendo e affascinando, ma portando anche nuova linfa.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi

Star Wars: Gli Ultimi Jedi
8.7

Regia

9.0/10

Sceneggiatura

9.0/10

Cast

8.0/10

Pros

  • La regia di Rian Johnson mette in luce un professionista che ama la saga di Star Wars nella sua completezza
  • Una sceneggiatura curata porta innovazione con coraggio
  • Il cast eccelle ancora una volta e le nuove star giocano perfettamente il loro ruolo senza adombrare i protagonisti

Cons

  • La lunghezza può risultare estraniante per i fan più vecchi

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