RECENSIONE – Rogue One: A Star Wars Story

Dopo mesi e mesi di attesa, accompagnati da trailer, poster e vario materiale pubblicitario finalmente è uscito nelle nostre sale Rogue One: A Star Wars Story. Il primo sipn-off dell’universo di Star Wars che andrà poi a formare la saga di Star Wars Anthology. Intorno a questo nuovo film non c’era decisamente lo stesso hype che ci fu per Il Risveglio della Forza, ovviamente, ma si tratta comunque di un film di Star Wars e come si fa a non essere gasati? Allo stesso si è un po’ intimoriti perché la possibilità che il film sia una delusione totale c’è sempre, ma posso dire con tutta fermezza che non si tratta nel caso di Rogue One, anzi, probabilmente è migliore anche di alcuni film della trilogia originale. Boom, l’ho detto.

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Rogue One: A Star Wars Story si presentava sin da subito come un qualcosa che non si era mai visto nella saga di Star Wars. Si trattava del primo spin-off che raccontava la celebre storia del gruppo di ribelli incaricato di rubare i piani della Morte Nera, una storia che prende luogo tra Episodio III e Episodio IV, in cui l’Impero aveva moltissimo potere, si trattava di un regime opprimente che governava col terrore. Come riportano le didascalie iniziali di Una Nuova Speranza, stiamo parlando di un guerra civile vera e propria e questo fatto caratterizza tutto il tono di Rogue One. La pellicola si può dire che è un war movie in tutto e per tutto calato nell’universo di Star Wars, con dei toni anche abbastanza adulti, sicuramente stiamo parlando del film più maturo dell’intera saga. A rendere in maniera perfetta l’atmosfera da war movie ci pensa ovviamente tutto l’aspetto tecnico del film, a parer mio perfetto a eccezione di qualche sbavatura.

Alla regia troviamo Gareth Edwards, già regista di Godzilla, il quale, lo si deve ammettere, ha una regia davvero sensazionale. Edwards ha impiegato una regia semplicemente sensazionale, una delle migliori viste in tutta la saga. Ha fatto meglio di J.J. Abrams con Episodio VII, non che Abrams abbia messo in gioco una brutta regia, ma in confronto quella di Edwards vince a mani basse. Ci sono delle inquadrature che fanno venire la pelle d’oca solo pensandoci. Purtroppo c’erano delle inquadrature a dir poco fantastiche che però durano troppo poco, in questo caso però si può affermare che è più un problema di montaggio. Nonostante Rogue One sia di base qualcosa di molto diverso da tutto quello che abbiamo visto Edwards non può perdere l’occasione per riprendere alcune trovate registiche dei altri Star Wars, come per esempio il riprendere l’interno di una cabina di un caccia con il pilota in primo piano. La cosa che però rende davvero formidabile l’aspetto tecnico ed alcune scene è la fotografia ad opera di Greg Fraser. La fotografia cari lettori, è semplicemente perfetta in ogni singolo momento; i toni cupi, dark ma senza andare a creare una fotografia patinata alla Snyder, quando c’è una fonte di luce, come un sole, non si cerca di renderla minima e debole, ma si fonde perfettamente con gli altri toni più scuri. Quindi già per quanto riguarda tutto l’aspetto tecnico c’è una cura della composizione delle immagini e delle luci totalmente diversa da quella vista nei primi sette film della saga.

Come ho già detto prima, Rogue One è prima di tutto un war movie calato nel mondo di Star Wars, e questo implica anche u certo quantitativo di violenza. Certo, non ci sono fiumi di sangue e non c’è una scena simile a quella dello sbarco in Normandia di Salvate il Soldato Ryan, ma per essere un film di Star Wars, e soprattutto un film Disney, mi sono stupito positivamente della presenza di alcune scene. Una violenza che deriva non solo da un Impero crudele e davvero opprimente come dev’essere e come non si era ancora mai visto fin’ora, ma anche dalla stessa Alleanza Ribelle. Sicuramente i soldati ribelli combattono per degli ideali più nobili rispetto all’Impero, ma non sempre compiono gesti altrettanto nobili. Questo aspetto lo si evidenzia soprattutto in uno dei personaggi principali, ovvero Cassian Andor, di cui parleremo meglio dopo. Quello che Rogue One ci vuole dire nel mostrarci che anche i ribelli commettono azioni più che discutibili, è che in guerra chiunque può commettere azioni terribili.

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Un altro aspetto molto importante è la colonna sonora che per la prima volta nella storia non porta la firma del leggendario John Williams, che attualmente sta scrivendo la colonna sonora per Episodio VIII, a bensì quella di Michael Giacchino, un compositore che sta facendo davvero molta strada. Giacchino non si è limitato solo a creare una versione alternativa dei classici temi di Williams, ma ha dato vita a moltissimi temi inediti che differenziano maggiormente la pellicola dal resto della saga. La colonna sonora l’ho apprezzata moltissimo, soprattutto alcuni temi che di base sembrano i tipici temi di Star Wars ma che invece sono qualcosa di totalmente diverso. Per esempio c’è una versione della Marcia Imperiale che a primo impatto sembra uguale ma che poi quando va avanti è qualcosa di totalmente diverso ma che rispetta il tono del tema originale. Ovviamente però nel film ci sono anche iconici temi della saga, come per esempio l’iconica Marcia Imperiale citata poco fa, oppure il tema delle X-wing che attaccano un bersaglio.

E gli effetti speciali? Cari lettori, gli effetti speciali di questo film trascendono il concetto di “buoni effetti speciali”. Come tutti i film di Star Wars anche in Rogue One hanno usato molti più effetti pratici che CGI, per esempio per dar vita ad un alieno oppure tutti set, a eccezione di alcune cose (ovviamente) sono stati costruiti veramente. La CGI è stata ridotta al minimo ma ci sono dei momenti realizzati in computer grafica che… no! Non è possibile che quello che stavo guardando fosse fatto in CGI! Cioè, c’è una scena in particolare che io continuo a credere sia stata realizzata con modellini e poi ritoccata con un po’ di CGI, appena avrò il blu-ray del film mi fiondo nel vedere i contenuti extra.

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La sceneggiatura, ad opera di Chris Weitz e Tony Gilroy, ci presenta una trama sin da subito coinvolgente, con un ritmo e una gestione dei tempi ben regolati e soprattutto dei personaggi ben caratterizzati ed interpretati a dovere. La storia com’è ben noto racconta del gruppo di spie ribelli incaricato di rubare i piani della Morte Nera e pertanto già dalla premessa la pellicola cattura la nostra attenzione, dato che per tutta la trilogia originale ci viene raccontato di questi coraggiosi ribelli grazie ai quali Luke e compagnia bella hanno distrutto la base. Vengono anche chiarite alcune cose che non erano molto chiare, come la presenza di quella falla che se ci lanciavi un siluro faceva saltare tutta la base in aria. Com’è possibile che li sia sfuggito questo dettaglio a dir poco importante? Ecco che entra in gioco Rogue One e ci viene illustrato il perché. La cosa più bella della trama non è solo che è coinvolgente, divertente e non annoia mai, ma si incastra alla perfezione, nel vero senso della parola, con Episodio IV e Episodio III.

In particolare il film si incastra benissimo con La Vendetta dei Sith perché finalmente abbiamo tantissimi riferimenti alla trilogia prequel. Lo so, molti ritengono infame questa seconda trilogia, ma lo è davvero? Ammetto che non è minimamente all’altezza della trilogia originale, ma mi volete davvero dire che Episodio III non vi trasmette nessuna emozione in nessuna scena? Rogue One cita palesemente la trilogia prequel nel nominare il Senato a Coruscant e scopriamo che personaggi iconici della saga, come Mon Mothma, sono proprio dei senatori. Prima che uscisse Rogue One mi sono fatto un bel ripasso e tutta la seconda parte del film fa venire la pelle d’oca in più punti. Comunque sia abbiamo poi anche molti riferimenti alla trilogia originale che seguirà gli eventi di Rogue One e vedremo dei cameo di personaggi iconici che io non mi aspettavo minimamente, nonostante ormai a causa di internet sappiamo già tutto prima ancora di vedere il film.

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Ovviamente il film ha dei personaggi totalmente nuovi che come ho già detto sono ben caratterizzati ed interpretati ma, c’è un ma. Ammetto che non mi sono rimasti nel cuore come Rey, Finn e Kylo Ren, ma con ciò non sto dicendo che siano dei brutti personaggi anzi, come ho detto prima li ho apprezzati. In primis abbiamo Jyn Erso interpretata da Felicity Jones, una giovane ragazza il cui padre è l’ingegnere che ha contribuito a costruire la Morte Nera. Erso combatte per la Ribellione ma non crede nei suoi ideali, lei combatte solo perché vuole rivedere suo padre dopo circa 15 anni, se non erro. Per Jyn la Ribellione ha significato solo sofferenza e lei stessa ritiene che per vivere ben nella Galassia basta solo abbassare la testa e non guardare la bandiera imperiale che domina nei cieli. In sinossi ritiene che se tutti stanno per i fatti propri si vive meglio, il che è anche vero, dato che suo padre lavora per l’Impero ufficialmente poteva avere un vita abbastanza tranquilla e agiata. Il fatto che Jyn fa quello che fa solo per vendicarsi però la rende abbastanza piatta e probabilmente è per questo che non mi è rimasta impressa come ha fatto Rey, non per questo si tratta di un personaggio debole. La Jones mi è piaciuta molto nei panni del personaggio, ha già dimostrato di essere una brava attrice e in questo caso non viene meno. Non che abbia tirato fuori un’interpretazione da Oscar, però per il personaggio che doveva interpretare ha fatto un buon lavoro.

Altro personaggio che mi è piaciuto molto è Gallen Erso, il padre di Jyn interpretato da Mads Mikkelsen. Il suo personaggio non appare moltissimo nel film, ma nonostante ciò rimane ben impresso nella nostra mente non solo perché il personaggio è scritto benissimo ed essenziale per lo svolgersi della trama, ma soprattutto per la perfomance di Mikkelsen, che ha dimostrato di essere un grandissimo attore in più occasioni. Gallen è un personaggio che ti rimane nel cuore perché combatte ovviamente per la Ribellione, esponendosi pericolosamente dato che lavora a stretto contatto col nemico, ma soprattutto combatte per ridare a Jyn la vita che merita.

Mentre abbiamo Gallen che rappresenta la parte più nobile della Ribellione dall’altra abbiamo Cassian e Saw Gerrera che rappresentano quella meno nobile. Cassian Andor, interpretato da Diego Luna, un uomo che combatte per la Ribellione praticamente da tutta la vita ma che compie delle azioni a dir poco discutibili in nome dell’Alleanza. Adoro Cassian perché è la rappresentazione della parte più marcia della Ribellione, ma più in là stabilirà uno stretto rapporto con Jyn Erso e si schiererà insieme alla parte nobile. Poi abbiamo Saw Gerrera interpretato dal bravissimo Forest Whitaker, stavolta il personaggio rappresenta un’altra faccia della Ribellione: quella estremista. Gerrera è, appunto, un ribelle che però a causa della sua follia mette in grave pericolo l’intera Alleanza se non l’intera Galassia. Whitaker è riuscito ad interpretare perfettamente il personaggio, rappresentando la sua pazzia ed è anche interessante il fatto che abbiano voluto caratterizzare il personaggio dal punto di vista estetico: con gambe robotiche e degli accessori che utilizza spesso per motivi di salute.

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Ho adorato la squadra composta da Chirrut e Baze, interpretati corrispettivamente da Donnie Yen e Jiang Wen. Dei due quello che ho maggiormente apprezzato è stato Chirrut, lui rappresenta quello che in questo film mancano: i Jedi. Chirrut è semplicemente un uomo cieco che crede fermamente nella Forza, grazie alla quale probabilmente riesce a combattere alla Daredevil, ed è colui che in un certo senso deve difendere il concetto della Forza e l’eredità dei Jedi, che ormai sono estinti. In più Donnie Yen è stato bravissimo nell’interpretare il personaggio, che è anche un comic reliefe assolutamente non fastidioso e ben contestualizzato dato che tra tutti i componenti della squadra è l’unico a credere davvero nella Forza. La sua controparte invece è proprio Baze, un mercenario che lavora con Chirrut che non crede nella Forza e per questo in diverse occasioni sfotte il povero Chirrut. Credevo che il personaggio sarebbe rimasto parecchio in disparte, invece ha avuto lo spazio sufficiente per poter essere ricordato da noi spettatori, soprattutto per la bellissima evoluzione che subisce dopo.

Ma il premio per il miglior personaggio va a K-2SO, il nuovo droide interpretato in lingua originale da Alan Tudyk. K-2SO è sensazionale, ovviamente in Star WArs deve esserci almeno un personaggio che sia un droide ma questo è qualcosa di totalmente nuovo e adatto per quello che è Rogue One. Mentre in Episodio VII avevamo BB-8, che è praticamente il figlio di R2-D2, caratterizzato da momenti molto comici e spesso puerili, ma accettabili, K-2SO è un droide imperiale riprogrammato in grado di uccidere e le sue battute, per quanto comiche, sono cattive. Si lamenta spesso del fatto che si annoia, o delle tattiche adottate dai personaggi che secondo lui sono sbagliate. Sembra che sia anche depresso in un certo senso, con quella sua unica espressione e con quel suo tono di parlare che sembra sempre incazzato. Non so come Tudyk l’abbia interpretato in lingua originale, l’anno prossimo lo scoprirò col bluray, ma Christian Iansante come controparte italiana è stato a dir poco bravo. Devo anche sottolineare il fatto che la CGI usata per realizzarlo è sensazionale o si è capito dal momento poco lucido di prima? Ok, si è capito dal momento poco lucido di prima.

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Abbiamo poi i villain, che come sappiamo per Star Wars sono a dir poco importanti. In primis abbiamo Orson Krennic, interpretato da un bravissimo Ben Mendelsohn. Krennic è un importante generale imperiale che è a capo del progetto della Morte Nera e deve far sì che funzioni a dovere affinché venga approvata dall’Imperatore e Lord Vader. Krennic ci viene presentato sin da subito come una persona malvagia e senza scrupoli, che farebbe qualsiasi cosa pur di raggiungere i suoi scopi. Allo stesso tempo Krennic fa la stessa cosa che fa il personaggio di Cassian, ovvero mostrare il peggio della propria fazione. Non che l’Impero sia mai apparso malvagio nei precedenti film, ma grazie al personaggio di Krennic vediamo come gli stessi componenti dell’Impero siano disposti a pugnalarsi alle spalle pur di avere potere. Che dire di Mendelsohn nei panni del personaggio? Grandioso!

Sono stato felicissimo nel rivedere sul grande schermo gli stormtrooper con la classica armatura ed ho amato e non i Death Stormtrooper. Essi sono degli assaltatori specifici incaricati di scortare Krennic ovunque vada e sono caratterizzati da questa divisa totalmente nera, un elmo cattivissimo e dei mitra balster che distruggono tutto. Hanno sempre la mira di un cadavere come tutti gli altri stormtrooper, ovviamente, ed infatti questi nuovi assaltatori non sono minacciosi come credevo. Mi aspettavo dei soldati imperiali decisamente più cattivi e crudeli, che avrebbero commesso delle atrocità verso i nostri protagonisti.  Invece non è così, sono solo degli stormtrooper neri che vanno appresso a Krennic.

E poi lettori, c’è lui, c’è Darth Vader. Cioè… che posso dire? Quando è apparso nella prima scena stavo avendo gli spasmi, la sua entrata in scena era esattamente come la volevo. Semplicemente da pelle d’oca, è un emozione che nessun’altra persona al di fuori dei fan di Star Wars può provare. Il vedere di nuovo sul grande schermo un personaggio così bello e iconico come Darth Vader ti lascia con un sorriso a 32 denti per tutto il film. C’è da dire però che il suo costume nella prima scena sembra troppo “finto”. Nel senso che mi sembrava molto simile ad un comune cosplay, ma fidatevi che la scene rende comunque tantissimo. La sua suit ha subito solo un leggero cambiamento che ho apprezzato tantissimo, ovvero le lenti rosse, come in Una Nuova Speranza. Le lenti dell’elmo di Vader non sono totalmente nere ma bensì di un rosso molto, molto, scuro che lo rende più cattivo. A doppiarlo in lingua originale c’è sempre il leggendario James Earl Jones, e non vedo l’ora di poter vedere il film in lingua originale proprio per sentirlo, mentre in italiano abbiamo ancora una volta Massimo Foschi che, nonostante si sente la sua vecchiaia nella voce, è riuscito a dare a Darth Vader sempre quel suo tono basso ed imponente. Poi cari lettori, c’è quella scena alla fine con lui che secondo me è un vero capolavoro. Vi giuro che se mi aveste guardato in faccia avevo un’espressione di pura gioia e godimento che non ho mai, MAI, provato nel vedere nessun film. In quella scena viene rappresentata tutta la cattiveria di Vader, tutta la sua rabbia, tutta la sua violenza. Una scena perfetta dal punto di vista della fotografia, della regia, di TUTTO. Ragazzi, Darth Vader apparirà per poco, com’è giusto che sia, ma vi giuro che senza di lui il film non sarebbe stata la stessa cosa.

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Siamo giunti alla fine di questa recensione e che posso dire? Rogue One: A Star Wars Story è uno dei migliori film su Star Wars che abbia mai visto. Se dovessi fare una classifica probabilmente lo metterei al secondo posto dopo L’Impero Colpisce Ancora. Lo so, sembra esagerato dire che Rogue One superi di qualità sia Una Nuova Speranza che Il Ritorno dello Jedi, ma attualmente questa è la sensazione che ho. Dovrei vedermi i vari film di fila e dopo aver analizzato bene le sensazioni che ognuno di essi mi ha trasmesso posso tirare le somme. Per adesso mi limito a dire che Rogue One è un film fantastico, nuovo, duro, dark, che quasi raggiunge la perfezione. Una regia, una fotografia e una colonna sonora semplicemente fantastiche, con una sceneggiatura scritta benissimo e dei personaggi ben caratterizzati e ben interpretati.

Rogue One non è solo un bel film di Star Wars, è un film unico, totalmente nuovo che spezza i canoni classici della saga dando vita ad un prodotto che è già entrato nella storia e nella cultura pop generale. Se lo consiglio? Porca vacca, se non l’avete visto cosa aspettate?!?!?!? Per chi invece ha visto il film, lo invito a leggere quello che ho da dire in merito al film nello specifico con un po’ di spoiler.

 

ATTENZIONE, SPOILER DA QUI IN POI! 

Torniamo ai forti collegamenti con la trilogia prequel. Come ho detto, molti preferiscono se questa viene dimenticata dato che viene considerata una porcata immane. Secondo me la trilogia prequel per quanto inferiore a quella classica è fatta più che bene, a eccezione de La Minaccia Fantasma che guardo con amore e orrore insieme. In Rogue One avviene una cosa importantissima, ovvero c’è Bail Organa: il senatore di Alderaan che adotterà Leia dopo la morte di Padmé. Il personaggio di Bail Organa, sempre interpretato da Jimmy Smiths, è il primo personaggio della trilogia prequel a tornare in un film di Star Wars e spero con tutto me stesso che non sia l’ultimo!

Abbiamo anche altri cameo di personaggi che non mi aspettavo minimamente, in primis quella di Grand Moff Tarkin, riportato in vita con l’ausilio di una CGI ben fatta ma che un pochino si fa notare. Nonostante ciò nel vedere questo iconico personaggio totalmente inaspettato per me è stata una vera goduria! In più appare per moltissimo tempo e sarà proprio lui a pugnalare alle spalle Krennic “rubandogli” il comando della Morte Nera. Grazie alla CGI appare in un cameo alla fine del film anche la cara Principessa Leia e vi giuro che quando l’hanno mostrata credo di aver perso un battito, un altro cameo che non mi aspettavo minimamente, e infatti il film finisce praticamente 5 secondi prima dell’inizio di Episodio IV. Non vedo l’ora di potermeli vedere insieme a casa in una bella maratona.

Parlando sempre del finale del film ho adorato il fatto che tutti i protagonisti siano morti. Questo perché mostra effettivamente che hanno dato la loro vita in nome della Ribellione e che il loro sacrificio non è stato vano. Bellissima la scena in cui Chirrut si sacrifica e Baze va in contro alla morte per raggiungerlo ma lo fa combattendo fino all’ultimo respiro. Una scena bellissima e anche molto toccante, come anche la morte di K-2SO. Eh sì, se Rogue One è riuscito a farmi emozionare con la morte di un droide che conoscevo da due ore vuol dire che qualcuno ha fatto il suo dovere.

E ora posso parlare liberamente della scena madre con Darth Vader. Insomma, quando entra nella nave nella stanza totalmente nera, parte il suo respiro e poi la sua spada laser illumina la stanza di rosso e subito dopo Vader uccide tutti i ribelli con una brutalità e una violenza che non avevo mai visto in nessun Star Wars, in quella scena si vede Darth Vader al pieno del suo potere, mentre i ribelli con un’espressione di puro terrore implorano agli altri di aprire la porte. Capolavoro.

Che palle questa recensione, ora ho una voglia matta di rivedere il film.

 

 

 

 

Rogue One: A Star Wars Story

Rogue One: A Star Wars Story
9.2

Regia

10.0 /10

Sceneggiatura

9.0 /10

Cast

8.5 /10

Pros

  • Un aspetto tecnico caratterizzato da una regia e una fotografia perfette, con dei toni cupi e delle scene esteticamente magnifiche. Il tutto condito con una colonna sonora degna di esser paragonata a quella di un mostro come John Williams.
  • La sceneggiatura ci presenta una trama coinvolgente sin dall'inizio, che ci racconta con uno stile da war movie le imprese eroiche di questo gruppo di ribelli, indispensabili per la vittoria contro l'Impero.
  • Tutti i personaggi rimangono impressi nella memoria grazie alla loro caratterizzazione e alle perfomance degli attori. Sia buoni che cattivi ci mostrano la parte peggiore delle loro fazioni, mostrando tutte le sfumature. C'è Darth Vader, devo dire altro?

Cons

  • Alcune scene visivamente perfette avrebbero potuto regalare emozioni ancora più forti se fosser durate un po' più a lungo.
  • I personaggi seppur ben caratterizzati non ci rimangono impressi come Rey, Finn e Kylo Ren.
  • I Death Stormtrooper potevano essere un'aggiunta molto più interessante di quel che sono realmente.

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