RECENSIONE – PIXELS

Wela! Bentornati con le recensione sul mio canale. Sto facendo meno video ultimamente perché ho avuto da fare. Andate a link e capirete. Comunque, andiamo avanti lasciando da parte le scuse e parliamo di un film recentemente visto, oggi vi parlerò di Pixels!

Negli anni 1982 Sam Brenner, Will Cooper, Ludlow Lamonsoff ed Eddie “The Fire Blaster” Plant erano ragazzi che, nelle sale giochi, salvavano il mondo, migliaia di volte a 25 centesimi alla volta. Anni dopo, perseguitato da sempre da una sonora sconfitta, il povero Sam si ritroverà in una situazione singolare, dovrà portare la sua conoscenza nella realtà!

Il torneo di Donkey Kong nel quale il nostro protagonista Sam aveva perso, viene inviato nello spaio sulla sonda Voyager 1, suppongo almeno, non viene detto, ed anni dopo sconosciuti alieni intergalattici fraintendono il filmato interpretandolo come una dichiarazione di guerra. Decidono così di attaccare la Terra usando proprio i giochi come modelli per i loro assalti. L’ormai Presidente Cooper si rivolge al suo amico d’infanzia Sam per salvare il mondo ed aiutati dal colonnello Violet Van Patten, si uniranno tutti come una squadra, l’unica speranza in grado di sconfiggere gli alieni.

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Chris Columbus dirige la pellicola prendendo ispirazione da un cortometraggio di Patrick Jean su Youtube, dove proprio degli esseri in pixel art mettono a serraglio new york trasformandola in Pixel. Un nome noto come uno dei grandi creativi di molto cinema statunitense di massa, impresso nella memoria di chi è stato adolescente negli anni di Pac Man. Ha sceneggiato tre titoli usciti consecutivamente quali Gremlins, I Goonies e Piramide di Paura. Ha girato Mamma ho perso l’aereo, Mrs Doubtfire e i primi due Harry Potter. Insomma uno che di intuito ne ha. E il suo intuito non poteva mancare a gli occhi di Sandler, dando la scintilla cinefila per scoccare questo blockbuster estivo dal budget stratosferico ed effetti in computer grafica.

Pixels ci mostra un lato del marketing virale di Hollywood che molti non vorrebbero vedere, ma che tutti sappiamo che esiste, il money grabbing. Mi spiego meglio. Non è una cosa negativa, dopotutto il cinema di massa è fatto di grandi film; vedi Perception o Ex-machina, di film trash godibili e noiosi, vedi la sequela di blockbuster di Michale Bay; e di filmetti fatti solo ed unicamente per avere una trama leggera senza complicazioni nella comprensione. Film fatti apposta per vedere bene, avere una trama lineare semplice, lasciarci ridere in alcuni punti, tenerci incollati con azione a sparaflesci, come la chiamo io, e alla fine non lasciarci niente se non la sensazione di aver visto un film godibile, divertente ma che tutto sommato rimane una commediuccia pura e semplice.

Pixels incarna a pieno tutto questo. Adam Sandler con la sua Happy madison Production crea un prodotto di puro intrattenimento sfruttando una vera e proprio operazione nostalgia, con tanto di confronto fra il mondo dei videogiochi arcade e di quelli moderni, la differenza fra schemi prestabiliti comprensibili, e puro e semplice istinto.

Dal primo momento ho pensato che fosse una cazzata, ma poi mi sono approfondito un po’ di più il trailer ed i retroscena e ho capito una cosa. Columbus e Sandler volevano creare un nuovo film sulla falsa riga di Ghostbuster, come altri titoli prima di lui. Me l’ha fatto capire in particolare la scena di Pac-Man, che rimanda, seppur in maniera velata, al buon omino dei Marshmellow che d’improvviso distrugge New York. Per citarne alcuni film che hanno più o meno questo modo operandi, questo stile intrinseco, posso farvi l’esempio di Benvenuti a Zombieland, 30 Minutes or Less ed Evolution. Il film si prende poco sul serio e accentua quello che in realtà è, un film idiota in senso buono, come i predecessori.

Ora, da come ne parlo sembra un film stratosferico, ma come tutte le pellicole come questa ha l sue pecche. Un po lo ammetto, sono di parte, ma Adam Sandler non mi fa impazzire proprio. Ne riconosco la grande capacità recitativa, ma anche il approfittarne poco. Lo reputo un po’ come il Christin De Sica americano. Un grandissimo attore che potrebbe dare molto, ma molto di più, ma si perde quando gli fanno svolazzare davanti il sacchetto con il simbolo del dollaro.

Non c’è niente di male a sbarcare il lunario come attore una o due volte, come fece anche De Niro, ma farlo in continuazione ammazza la tua arte rendendoti una marchetta.

Comunque, lasciando stare Adam Sandler, abbiamo un buon comparto attoriale intorno a lui. Primo fra tutti i grande Peter Dinklage che sta benissimo nella sua parte da carogna, e devo dire che il doppiaggio di Pino Insegno rende bene la sua voce profondo in originale. Lavoro ben fatto. Kevin James deve dire che è una attore che ormai per me è un sinonimo di qualità. E’ divertente anche nella parte più serie, e la sua comicità mimica mi fa sempre sbellicare dalle risate, ma c’è da dire un’ulteriore cosa, il premio comicità di questo film se lo aggiudica Josh Gad con la scena d’addestramento in stile “ho visto metà Full Metal Jacket perché mi masturbavo sulla ninja dei videogiochi mentre pensavo a teorie complottistiche”. Geniale.

In sintesi il cast regge apparte Sandler, ma ci sono le particine di Dinklage che ammorbidiscono le sue parti. Gad fantastico, Kevi James idem, ed a parte la parte centrale con toni rosa accentuati che potevano benissimo essere alleggeriti o tolti, a parte la mancanza di un maggiore approfondimento del divario culturale fra vecchi giochi e nuovi, e a parte qualche battuta scadente qua e la da parte del semper idiota Adam Sandler, il film si rivela per quello che sospettavo fosse, una commedia leggera che fa bene il suo lavoro. Diverte ed intrattiene senza troppe pretese.

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