RECENSIONE – Pirati Dei Caraibi – La Vendetta di Salazar

Quando scoprii la saga di Pirati dei Caraibi col primo film ne rimasi profondamente affascinato, sin da subito i personaggi e gli effetti speciali spettacolari mi avevano totalmente conquistato. Col secondo e terzo film manco a dirlo, ero totalmente perso in quel mondo e grandissimo ammiratore del personaggio di Davy Jones. Il quarto capitolo insomma… eh, non è un brutto film ma molto, molto al di sotto rispetto agli altri. Finalmente, dopo ben sei anni da Oltre i confini del mare, torna al cinema la saga con protagonista il caro Jack Sparrow. Ah, volevo dire: Capitan Jack Sparrow. Non abbiamo Verbinski alla regia, ahimè, ma da quello che era stato dichiarato La Vendetta di Salazar (ovviamente noi italiani ci siamo sentiti in vena di stuprare il titolo Dead Men Tell No Tales ma lasciamo stare l’argomento) si presentava più fedele ai primi film rispetto al quarto. Avranno mantenuto la promessa? Nì.

Nel quarto film si notava sin dalle prime scene una differenza abissale con i primi tre film. La fotografia era più luminosa, il taglio della regia molto meno curato rispetto a Verbinski e gli effetti speciali risultavano fin troppo finti. Ne La Vendetta di Salazar  per quanto riguarda l’aspetto tecnico c’è effettivamente un ritorno a quei toni più dark tipici della prima trilogia, in particolare de La Maledizione della Prima Luna. I colori risultano più scuri e le ombre maggiormente evidenziate, ma senza raggiungere gli stessi toni del terzo e secondo film. Il primo capitolo invece presentava dei colori più accesi, pertanto si può affermare che la fotografia di questo quinto film si avvicini a quella del primo, il che è un’ottima cosa. La cosa strana è che tutti i film di Pirati Dei Caraibi, oltre a quest’ultimo film, avevano la fotografia a cura di Dariusz Wolski (direttore della fotografia anche di quello scempio che è Alien: Covenant), il quale, quindi, con il quarto si era totalmente distaccato dallo stile, da lui stesso partorito, visto nei precedenti film. Mentre in questo quinto capitolo Paul Cameron, direttore della fotografia, è molto più vicino a Wolski rispetto allo stesso Wolski nel quarto. Ci avete capito qualcosa? No? Manco io, me in teoria il concetto dovrebbe essere passato, almeno in parte.

La colonna sonora stavolta non è ad opera del leggendario Hans Zimmer, ma di Geoff Zanelli. E ragazzi, si sente porca miseria. Nel quarto film Zimmer aveva dato vita a delle nuove tracce, ovviamente, ma allo stesso tempo aveva mantenuto i temi classici con delle piccole variazioni, come per esempio l’impiego della chitarra data la presenza del personaggio di Penelope Cruz. Zanelli ha creato delle tracce nuove, anche di forte impatto devo dire, il tema che accompagna la prima entrata di Salazar è sensazionale e molto vicina ai temi dei film precedenti, e ovviamente non poteva non usare le tracce classiche. Però Zanelli ha modificato pesantemente alcune di queste tracce, e la cosa non mi ha fatto propriamente impazzire. Detto questo, non posso affermare che la colonna sonora non sia bella. Gli effetti speciali, lo devo dire, me li aspettavo molto, molto, peggio. Invece mi sono ritrovato di fronte un film con un alto tasso di CGI, ma ben curata. Le scenografie sono quasi perfette, le scene con le navi magnifiche e la ciurma di Salazar è resa in maniera impeccabile. Anche nella scena finale, in cui la CGI domina prepotentemente, non dà fastidio e non è assolutamente una cosa contata al giorno d’oggi. Sicuramente di tempo ne è passato dal rilascio dei trailer fino all’uscita del film, e in questo lasso di tempo avranno sicuramente migliorato gli effetti speciali, ma si è trattato di un grosso miglioramento.

La regia stavolta, dopo Verbinski e Marshall, è nelle mani di ben due nomi: Joachim Rønning e Espen Sandberg. I nomi saranno sicuramente nuovi per voi, come lo furono anche per me quando li sentii per la prima volta. In effetti i due registi, che hanno sempre collaborato, non hanno mai girato dei film di grandissimo successo mondiale. Stavolta è giunto il loro turno e con un film decisamente importante. La domanda però è: sono stati in grado di gestire una tale produzione? In linea generale direi assolutamente di sì, come ho già detto tutto l’aspetto tecnico è ben curato e anche la regia funziona molto bene in determinate scene. In particolare nei momenti in cui fanno la loro prima apparizione i personaggi, o la loro ultima. Ci sono dei momenti che riescono ad evocare delle emozioni abbastanza forti, con anche un sapiente uso della colonna sonora che riprende anche quei temi epici che caratterizzano il secondo e il terzo film della saga. Dei pezzi da pelle d’oca alta tre metri. Non parliamo però di una regia perfetta, abbiamo dei momenti in cui il montaggio è abbastanza orrido, ma nonostante ciò le scene combattimento non risultano più di tanto confuse. Non ho apprezzato però alcune scene che risultano essere troppo action ed esagerate. Ci può stare che una scena presenti una situazione ai limiti del possibile proprio a livello fisico, come la scena del Maelstrom nel terzo film. Eppure quest’ultima scena è diretta da Dio, mentre in questo film non proprio.

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La sceneggiatura porta la firma di Jeff Nathanson, ed è qui che arrivano le noti dolenti. Parto col dire che Nathanson ha firmato anche la sceneggiatura di Indiana Jones e Il Tempio del Teschio di Cristallo, quindi fate un po’ voi. In ogni caso, Nathanson dà vita ad una trama che fatica a reggersi in piedi da sola. E’ piena zeppa di elementi presi e buttati là a caso, con colpi di scena che sì, ti lasciano interdetto durante la visione, ma che si potevano tranquillamente risparmiare o gestire meglio. La presenza di tutti questi elementi c’era nei film precedenti, ma erano gestiti in modo eccellente, eccezion fatta per il quarto film. Questa faccenda del Tridente di Poseidone, unita con la storia di Salazar e tante altre cose inserite totalmente a caso danno vita ad una trama che arranca nell’arrivare al finale. Ho apprezzato il voler approfondire il passato dei personaggi più celebri della saga, che però hanno dato vita a delle incongruenze e dei buchi logici di un certo peso. Ed è triste vedere come la cosa più brutta del film sia un personaggio: Jack Sparrow.

Jack Sparrow quando è stato presentato al grande pubblico con il primo film venne subito considerato qualcosa di geniale: un pirata che all’apparenza può sembrare affascinante ed eroico, mentre poi ti ritrovi un tizio fuori di testa, senza risorse, goffo ma con una grandissima esperienza alle spalle. Col passare degli anni è divenuto chiaro che il pubblico amava la comicità di Jack, ma i produttori/sceneggiatori, già dal terzo film, iniziano a pisciare fuori dal vaso e a rendere Jack Sparrow una macchietta volta solo a dar vita a delle gag. In Ai confini del mondo c’era quella faccenda dei molti Sparrow che alla fine era divertente e ci stava, ma già nel quarto film il personaggio se ne usciva sempre con urletti e versetti. Purtroppo mi tocca dire che in questo film Sparrow è fastidioso a dir poco, soprattutto nel primo atto del film dove non fa altro che parlare strano, perché costantemente ubriaco, e a fare cazzate che potrebbero far ridere giusto i bambini. Quelle scene sarebbero dovute essere tutt’altro che comiche: in quel momento vediamo Sparrow totalmente disperato, un uomo totalmente allo sbando, eppure hanno deciso di utilizzare questo sbando per dar vita a delle gag anziché a delle scene drammatiche che mostrassero un lato del personaggio che ancora non avevamo visto. Nel secondo e terzo atto del film invece vediamo Jack sobrio, ma continua a fare facce buffe, urletti e versetti in continuazione sembrano un totale idiota. In questo modo Nathanson e i due registi hanno trasformato quel personaggio ironico e geniale che era Sparrow ad una macchietta. Anche Johnny Depp non ha dato una grandissima perfomance come negli altri film, anche se ormai lui è Jack Sparrow. Purtroppo si è perso totalmente in questo ruolo, non riesce più a staccarsi, quasi tutti i suoi personaggi sembrano avere dei tratti in comune con Sparrow. Prendiamo come esempio il Cappellaio Matto di Alice in Wonderland, cammina nello stesso identico modo. Più che altro Depp non ha dato una grande perfomance proprio a causa della cattiva gestione del personaggio, altrimenti nei film passati non sarebbe stato così geniale. Anche Fabio Boccanera, storico doppiatore di Depp, con questo film non mi ha convinto molto, e io Boccanera in tutti gli altri film l’ho semplicemente adorato. Però c’è da dire che l’approfondimento subito dal personaggio è sensazionale. Ho adorato l’idea di mostrare il giovane Jack Sparrow, a bordo della Perla Nera prima che divenisse tale e prima ancora che lui divenisse capitano. Veniamo a scoprire l’origine del suo nome, Sparrow, e veniamo a scoprire com’è venuto in possesso di quegli oggetti che lo caratterizzano (come la fascia rosa alla vita, la stecca di legno nei capelli, il celebre cappello e tutti quei ninnoli che si porta sempre a presso). Certo, questa storia di come ha ottenuto la bussola crea un’incongruenza grossa come una casa, e sinceramente non mi riesco a spiegare il perché abbiano voluto dare quest’altra versione. Tuttavia, la scena mi ha emozionato non poco.

Devo ammettere che non ho capito appieno le critiche volte al ruolo che ha avuto Barbossa nel film. Sì, non appare così tanto come nel terzo e primo film, ma già nel quarto lo vedevamo molto poco eppure era protagonista di scene a dir poco memorabili. Anche questa volta non fa eccezione; troviamo il nostro caro Hector in possesso di tutti i mari, con un bottino a dir poco enorme sulla sua nuova nave, la Queen Anne’s Revenge, ottenuta dopo aver ucciso Barbanera. Ho adorato vedere come Barbossa si crogiola nell’oro che ha conquistato, indossando degli abiti e delle decorazioni talmente pacchiane da fare schifo. Per non parlare di come ha decorato la cabina del capitano della nave, ma tutto ciò ci sta. Ci sta tantissimo che un pirata avido di soldi voglia crogiolarsi in questo eccessivo lusso. Geoffrey Rush è sempre un grandissimo interprete, riesce sempre a tirar fuori l’essenza stessa del personaggio. Pietro Ubaldi come doppiatore non è assolutamente da escludere eh, il che mi stupisce ogni volta di più. Perché Ubaldi come doppiatore non ha mai avuto grandissime interpretazioni al di fuori di Barbossa, giusto come controparte di Jeremy Clarkson in Top Gear ma niente di più. Anche per quanto riguarda Barbossa c’è un approfondimento del suo passato che porta ad un colpo di scena che ti stronca, ma che si potevano risparmiare o gestire un tantino meglio. Sopratutto per quanto riguarda una determinata scena nel finale che, sì, è una scena che emoziona a dir poco, ma non quanto avrebbe dovuto. Rush in questi momenti c’è da dire è stato a dir poco bravo; è riuscito a rappresentare benissimo queste emozioni, che fin’ora non avevamo mai visto in un personaggio come il caro Hector, ed è stato proprio il caro Rush a riuscire ad emozionarci.

Ma parliamo del personaggio che più non vedevo l’ora di vedere sul grande schermo: Capitan Armando Salazar. Sin dalle prime immagini il personaggio mi aveva colpito, principalmente per l’attore scelto come interprete, ovvero Javier Bardem. Bardem è stata una scelta a dir poco azzeccata, data la faccia che si ritrova potevano tranquillamente lasciarlo così e avrebbe fatto comunque paura. In Non è un paese per vecchi lo abbiamo visto perfetto nei panni del cattivo di turno, e anche in questo Pirati dei Caraibi, nonostante non si tratti di un film d’autore, Bardem ha fatto venire la pelle d’oca. Non ho avuto la possibilità di vedere il film in lingua originale ed ho potuto vedere solo alcune clip dove poter capire che voce abbia usato Bardem e da quel poco che ho visto mi ha fatto venire una grandissima pelle d’oca. Certo, c’è un tocco di post-produzione per rendere la voce più spettrale, ma il risultato finale è magnifico. In più Bardem è un attore spagnolo, e in lingua originale dovrebbe avere l’accento giusto per il personaggio. Avendo visto il film doppiato però posso e devo elogiare il lavoro svolto dal doppiatore Roberto Pedicini, doppiatore storico di Bardem. Possibile che in ogni film che sento Pedicini non fa altro che stupirmi di volta in volta? Già come controparte italiana di Kevin Spacey di House of Cards è immenso, ma in questo film è stato un’ottima controparte, e non è una cosa da poco essere una buona controparte italiana di un attore come Bardem. Anche nella versione italiana del film hanno modificato la voce di Pedicini, ma il risultato finale anche in questo caso è sempre da pelle d’oca.

Il personaggio di Armando Salazar a parer mio è molto più bello di Barbanera, ma chiaramente non può reggere un confronto con Barbossa e Davy Jones. Salazar è un ex-capitano della flotta spagnola, il cui scopo era quello di sterminare tutti i pirati. Un uomo spietato sicuramente, ma lui crede di essere un brav’uomo. Lui voleva soltanto liberare i mari da quegli uomini che distruggevano villaggi e porti, senza però contare che c’erano anche uomini d’onore, ed è questo punto di vista che rende Salazar un grande personaggio. Salazar quando tira fuori l’argomento tiene sempre a precisare che lui ha ucciso dozzine di pirati, non di uomini. Il suo essere perfido è anche colpa della maledizione a cui è legato, che gli fa passare le pene dell’inferno. Salazar a livello di presenza scenica è fenomenale, e per alcuni aspetti mi ha ricordato Davy Jones; quando cammina sbatte spesso la spada per terra (come la gamba di Jones), può passare attraverso le pareti e i capelli che volano nell’aria ricordano i tentacoli. La CGI con cui è stato realizzato, insieme a un misto di make-up, è di una certa qualità. Nei primi teaser il film non sembrava avere dei grandissimi effetti speciali, e invece Salazar e la sua ciurma sono stati realizzati come Dio comanda. Non siamo comunque ai livelli della prima trilogia, quegli effetti speciali a parer mio sono veramente inarrivabili, ma comunque parliamo di un’ottima CGI calcolando che occupa gran parte della scena. Il design della ciurma e del Matador del Mar sono di grandissimo impatto, e mettono una certa inquietudine. In particolare Salazar, che ha quella sorta di liquido nero che gli esce dalla bocca.

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Tra le altre principali new entry abbiamo Brenton Thwaites e Kaya Scodelario nei corrispettivi panni di Henry Turner e Carina Smyth. Entrambi sono state delle buone aggiunte, forse giusto Turner è un po’ troppo superficiale per la caratterizzazione, al contrario di Carina Smyth che secondo me è un personaggio molto interessante e innovativo. Carina è un a giovane donna che continua ad essere condannata dal governo britannico di essere una strega, soltanto perché è una donna di scienza di un certo livello e gli uomini nel vedere una donna in grado di sapere alcune cose subito pensano al paranormale. Grazie al personaggio di Carina possiamo vedere anche un aspetto della società di quegli anni che ancora non avevamo visto: l’ignoranza popolare. Il passato del personaggio risulta ben approfondito e alla fine ci sarà un risvolto molto particolare che ci fa presagire una Carina Smyth molto diversa nel prossimo film. Il suo essere donna di scienza la rende molto scettica verso tutto quello che è soprannaturale, e rimane sempre scettica verso l’esistenza di Salazar e la sua ciurma finché non li vede per la prima volta coi suoi occhi. Questa è una caratteristica che ho apprezzato non poco, si tratta di un personaggio molto diverso. Certo, è anche una donna cazzuta e dotata di grandissimo coraggio, ma sono cose che ormai vediamo spesso in un personaggio femminile, mentre questa passione per la scienza è un qualcosa di totalmente nuovo, almeno per quanto riguarda Pirati Dei Caraibi. La Scodelario è stata brava, ma non doveva fare moltissimo, alla fine il personaggio non aveva grandi scene dove l’interprete doveva dare una grandissima prova di recitazione. Diciamo che si tratta di una perfomance “operaia”, nella norma.

Henry Turner, come avevo accennato prima, è un personaggio sì interessante ma anche molto superficiale. Una delle cose più belle è che è il figlio di Will Turner (di cui parleremo dopo) e ho notato un sacco di cose in comune col padre: il suo essere ribelle, la sua maestria nel combattimento ma anche la sua testardaggine su alcuni argomenti. Ammetto che quando vedevo quegli aspetti tipici di Will in Henry mi scappava un sorrisetto. Anche i capelli e il suo abbigliamento lo ricordano tantissimo. Però al di fuori di questo il personaggio non ha altre particolari caratteristiche. Per Thwaites vale lo stesso discorso della Scodelario, parliamo di una perfomance normale, senza infamia e senza lode. Forse i due attori in mano ad un regista più bravo e nei panni di un personaggio più difficile e profondo possono dar prova di essere dei bravi attori, ma per ora mi limito solo a dire che hanno fatto quello che dovevano fare.

Altri due personaggi che secondo me potevano essere interessanti, ma che invece non sono praticamente niente, sono: la strega Shansa e Scarfield, interpretati corrispettivamente da Golshifteh Farahani e David Wenham. Entrambi i personaggi potevano essere degli ottimi personaggi secondari, soprattutto Shansa che si presentava come un’ottima sostituta di Tia Dalma, ma purtroppo tutto è andato in caciara e entrambi i personaggi sono a dir poco inutili. Scarfield invece l’avrei voluto vedere di più per la scelta di Wenham come interprete, l’attore l’abbiamo visto recentemente nei panni di Harold Meachum nella serie Iron Fist ma non dimentichiamoci il suo Faramir nella trilogia de Il Signore degli Anelli.

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Oltre agli ormai fissi Barbossa e Sparrow tornano altre facce già viste, in primis il caro Matro Gibbs. Gibbs è uno dei personaggi che più adoro di questa saga e per me è una grandissima pecca il suo ruolo molto ristretto visto in questi due ultimi film. Nonostante ciò, le scene di cui è protagonista mostrano sempre quel Gibbs che noi tutti amiamo. Oltre a Gibbs tornano il personaggio di Scrum, interpretato da Stephen Graham e già visto nel quarto film, ma soprattutto come tutti voi saprete torna William Turner, che dopo il terzo film non avevamo più visto. L’avevamo lasciato a capo dell’Olandese Volante, dopo aver ucciso Davy Jones e aver preso il suo posto. Per quel poco che si vede vediamo un Will più provato e cupo, dato che sono anni che va per mare. Lo troviamo leggermente sfigurato, probabilmente per aver trascurato il suo compito per un certo periodo, e ho notato che la sua voce in quei momenti si è fatta più roca rispetto ai film precedenti. Massimiliano Manfredi è riuscito perfettamente nel rendere l’idea, e anche Orlando Bloom (per quel poco che sono riuscito a recuperare) ha usato una voce più profonda e rauca. Il ruolo che Will ha in questo film è molto, molto piccolo ed infatti molti ritengono che sia stato usato malissimo, ma non sono assolutamente d’accordo, Will è stato usato come pretesto per dar vita a tutto il film e verrà usato probabilmente nel prossimo film come personaggio portante, data la scena dopo i titoli di coda (di cui parleremo approfonditamente dopo), e nonostante le pochissime scene in cui lo vediamo in questo film esse mi hanno fatto venire una pelle d’oca alta venti metri. Con quello che accade in quei momenti e la musica utilizzata, che riprende i temi principali del terzo film (ovvero One Day), come si fa a rimanere impassibili? Quindi ritengo che Will Turner sia apparso il giusto e che abbia avuto un ruolo adeguato per quello che doveva fare. Lo stesso identico discorso vale per Elizabeth Swann.

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Alla fine dei conti posso dirlo senza paura: Pirati dei Caraibi – La Vendetta di Salazar mi è piaciuto. Non parliamo del miglior capitolo della saga, ma sicuramente meglio del quarto e con dei toni che ricordano molto la trilogia originale di Verbinski. I nuovi personaggi introdotti colpiscono ma purtroppo il nostro caro Jack Sparrow è divenuto una vera e propria macchietta. Il sesto film, già annunciato, verrà girato back-to-back con questo, come fu per la trilogia de Lo Hobbit, quindi credo proprio che troveremo gli stessi difetti di questo film, ahimè. Però data la scena dopo i titoli di coda si preannuncia un finale a dir poco fenomenale, oppure no? Ora lascerò un po’ di spazio dove parlare nello specifico di quella scena, pertanto se non avete visto il film vi sconsiglio vivamente di leggere la prossima parte.

Per chi non andrà avanti vi chiedo se avete visto il film e soprattutto cosa ne pensate? Qui di seguito potete acquistare tutti i capitoli della saga e preordinare La Vendetta di Salazar.

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SPOILER DA QUI IN POI

Ok, parliamo di questa scena post credits. Jack si riprende la sua Perla Nera e Will, finalmente libero, torna dalla sua amata Elizabeth. Bom, la saga potrebbe tranquillamente finire qui, ma ci sono delle faccende ancora in sospeso. Nella scena dopo i titoli di coda vediamo Will dormire al fianco di Elizabeth quando ad un certo… TONC! Sentiamo qualcuno camminare nella loro casa, ma un passo risulta essere più pesante dell’altro. I primi sospetti iniziano ad affiorare. TONC! I passi si fanno sempre più vicini. La porta si apre facendo sibilare il vento. TONC! Ancora più forte e distinto è il passo. TONC! La luce mostra una silhouette con un grosso cappello da capitano e dei tentacoli che si muovono nervosamente. TONC! La sagoma si avvicina sempre più e ci risulta sempre più familiare. Will si sveglia di soprassalto e si ritrova una più che familiare chela pronta ad aggredire lui e la sua amata ma niente, è tutto un sogno. I due tornano a dormire tranquilli, ma ecco che la telecamera si abbassa pian piano finché non mostra delle piccole conchiglie ai piedi del letto con in sottofondo un celebre motivo suonato col carillon. Davy Jones è tornato! 

Voi non potete immaginare la mia reazione nel vedere quella scena, stavo per esplodere. Ma analizziamo il tutto con calma. Com’è possibile? In effetti Jones potrebbe essere vivo: spezzato il Tridente si spezzano tutte le maledizioni  e dato che la morte di Jones è dovuta ad una maledizione è plausibile che sia tornato. Però, se è tornato e la maledizione è spezzata allora vuol dire che dovrebbe tornare con le fattezze umane, come abbiamo intravisto nel terzo film. E’ chiaro che se fanno tornare Jones nel sesto e, a quanto pare, ultimo capitolo lo faranno tornare con le solite sembianze da mostro per accontentare i fan. Da una parte io non vedo l’ora di vedere il suo ritorno, se ci sarà, ma d’altra parte non lo voglio assolutamente. Cos’ha ancora da dare il personaggio? Ha dato tantissimo nei due film dov’era antagonista, ora io direi di lasciarlo stare no? Così rischiano di fare la stessa cosa che ha fatto la Paramount con Megatron nella saga di Transformers. Punterei più sul fatto che Will non si possa liberare tanto facilmente dalla maledizione dell’Olandese, e che questo lo porti a divenire molto simile a Jones. Sarebbe magnifico, ma credo che punteranno più sul ritorno del celebre personaggio, che in teoria dovrebbe prevedere anche il ritorno di Bill Nighy come interprete, no? Insomma, dobbiamo solo aspettare, ma nel frattempo ditemi cosa ne pensate di questa faccenda!

Pirati dei Caraibi - La Vendetta di Salazar

Pirati dei Caraibi - La Vendetta di Salazar
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Regia

7/10

    Sceneggiatura

    6/10

      Cast

      8/10

        Pros

        • Per quanto riguarda l'aspetto tecnico il film si avvicina molto di più alla prima trilogia, soprattutto per la fotografia più dark e gli effetti speciali più curati.
        • Storia intrigante e divertente, con diversi colpi di scena.
        • Personaggi nuovi e vecchi colpiscono nel segno, grazie anche alle interpretazioni degli attori.

        Cons

        • La regia non presenta delle trovate particolarmente geniali, e non riesce a gestire appieno tutti gli elementi presenti sulla scena.
        • La trama fatica nel reggersi da sola, essendo piena zeppa di roba non gestita nel migliore dei modi.
        • E' davvero triste vedere come una delle cose più brutte del film sia lo stesso Jack Sparrow, ormai ridotto soltanto ad una macchietta usata solamente per dar vita a delle stupide scene comiche.

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