RECENSIONE – Black Panther

Lo abbiamo già visto in Civil War e lo abbiamo ampiamente apprezzato, ma ora il caro T’Challa, alias Pantera Nera, ha il suo stand alone, che ho avuto il privilegio di vedere con ben una settimana di anticipo al Cinema Adriano, a Roma, in Piazza Cavour. Ad esser sincero, non avevo grandi aspettative verso il film, ma provavo solo moltissima curiosità, amando il personaggio ben prima di Civil War, e per la presenza di un regista come Ryan Coogler, che con Creed mi aveva sorpreso e manco poco. Ora che ho avuto modo di vedere la pellicola posso affermare in totale sicurezza che Black Panther mi ha spiazzato alla grande per il suo essere innovativo nella scrittura e nella regia, nei personaggi e nelle scenografie. Insomma, in tutto, e ora questo tutto lo andiamo a sviscerare per bene.

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Tutti i recensori americani hanno concordato su una cosa: la novità. Black Panther porta una ventata di aria fresca all’interno dell’universo Marvel come pochissimi cinecomic hanno fatto. Un film che racconta una storia ambientata in un paese del tutto nuovo da quello a cui siamo abituati. Certo, parliamo del Wakanda, un paese fittizio, ma comunque nuovo. Uno stato dell’Africa occidentale tecnologicamente più avanzato del resto del mondo grazie all’enorme quantità di vibranio di cui dispone. Quindi già di partenza adoro “l’ironia” nel dar vita ad un paese avanzato tecnologicamente che però si trova in uno dei continenti più poveri. La situazione si rovescia. E’ proprio questo aspetto che ha permesso agli scenografi, ai costumisti e ai truccatori di darsi alla pazza gioia. Le scenografie del film sono straordinarie, caratterizzate dalla ruralità dell’Africa che si fonde con la tecnologia fantascientifica dovuta al vibranio. I costumi e i trucchi facciali sono palesemente ispirati a quelli di reali tribù africane, ma con qualcosa di nuovo, di originale che rende il film unico in tutto e per tutto. Anche il costume della Pantera Nera è meraviglioso, molto diverso da quello visto in Civil War, come si è già visto ampiamente nel trailer e nel resto del materiale pubblicitario. Molto meno “aggressivo”, più stondato e con il muso che ricorda molto di più quello di una vera e propria pantera. Un costume con meno dettagli estetici rispetto alla versione precedente, ma comunque di grandissimo impatto visivo, soprattutto grazie ad un uso della CGI molto limitato. L’unica cosa è questa innovazione tecnologica, causa delle finiture viola che si vedono nel trailer, che sembra esser stata presa da un videogioco. Se la potevano tranquillamente risparmiare, ma tant’è.

La colonna sonora di Ludwig Göransson è perfetta. Anche in questo caso l’Africa si fonde con una musica molto più europea e occidentale. Si tratta di una colonna sonora caratterizzata da percussioni, fiati e cori africani, che ricordano molto la colonna sonora de Il Re Leone, ma abbiamo anche un grande presenza da parte di violini europei, con dei bellissimi pezzi molto sinfonici, fino ad arrivare alle fanfare tipiche del genere dei cinefumetti. Per finire, vi è anche una contaminazione pop, basti pensare alla presenza di pezzi scritti e cantati dal rapper Kendrick Lamar, che hanno un ruolo molto preciso all’interno del film, in quanto sono legati al personaggio di Erik Stevens, detto Killmonger, il villain (di cui andremo a parlare meglio dopo). Ma il merito di tutto questo va ad una persona soltanto: Ryan Coogler.

Coogler, come avevo detto nell’introduzione, mi aveva a dir poco stupito con Creed, e speravo con tutto me stesso che Black Panther fosse permeato del suo stile. Cazzo se è stato così. Coogler gira il film ispiratissimo, con dei landscape africani che mozzano il fiato, grazie anche ad una bellissima e colorata fotografia ad opera di Rachel Morrison, che crea anche dei contrasti di luce ed ombra veramente sensazionali. Coogler fa un ottimo lavoro a livello di messa in scena e di montaggio, rendendo il film sicuramente trai più personali dell’universo Marvel, a livello di stile. Ammetto che alcune scene d’azione potevano essere girate un po’ meglio, spesso Coogler gira queste scene movimentate con dei primi piani sui personaggi e il tutto risulta confuso. Ma al tempo stesso abbiamo delle scene d’azione girate con una grazia e una limpidità straordinaria. In particolare c’è una lunghissima scena d’azione girata in piano sequenza che mi ha lasciato senza parole. Una scena difficilissima da girare per le coreografie varie da dirigere, ma il tutto risulta chiaro e bellissimo da vedere. Sicuramente una delle scene d’azione più belle dell’interno MCU.
Purtroppo non posso spendere grandi lodi per gli effetti speciali. O meglio, in linea generale sono più che soddisfacenti, ma quando si parla dei green screen e dei vari sfondi digitali sono dolori. La fotografia in quei momenti non aiuta di certo a migliorare la situazione, e pertanto ci ritroviamo a delle scene in cui i personaggi sembrano esser stati attaccati con lo sputo su uno sfondo dipinto a mano.

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Coogler non si ferma alla regia e firma anche la sceneggiatura, scritta a quattro mani con Joe Robert Cole. Una sceneggiatura scritta veramente bene: il film non ha un ritmo troppo lento, ma nemmeno troppo veloce, e infatti si prende i suoi tempi per mostrare allo spettatore la storia del Wakanda, dei personaggi e per descrivere la situazione politica. Probabilmente uno dei pregi migliori del film è che può esser visto anche senza aver visto tutti gli altri film Marvel, in particolare Civil War, con il quale è fortemente collegato. Per carità, i riferimenti ci sono, ma sono gestiti in modo tale che il film può esser visto e apprezzato anche da chi non segue assiduamente questo universo. E’ non è una cosa da poco, se calcoliamo che oggigiorno va tantissimo di moda creare sempre più universi condivisi (e non sempre le grandi major ci riescono) con film che vivono sulle spalle dei precedenti. A quel punto si parla più di serie tv, ma preferisco vedere il tutto come una sorta di evoluzione del cinema, che può piacere come non piacere. Ma la vera bellezza del film sta nel suo essere estremamente politico e critico, nei confronti della società e della chiusura mentale e politica che moltissimi paese oggigiorno stanno adottando in maniera sempre più assidua. Black Panther vuole comunicare al grande pubblico che il mondo necessita più di ponti che di barriere, e direi che la critica contro il governo Trump la si sente in maniera piuttosto pesante. Un discorso che porta avanti tutta la trama e che porrà T’Challa in una difficilissima posizione, che saprà affrontare nel modo più saggio possibile come solo il re del Wakanda saprebbe fare.

Black Panther mostra quindi uno spaccato della società, dove da una parte abbiamo i conservatori, coloro che non si vogliono aprire al mondo intero e che quindi non vogliono esser influenzati dai problemi altrui, e dall’altra abbiamo chi vuole aprirsi al mondo, che vuole accogliere questi problemi che affliggono i più poveri e cercare di risolverli. Chiaro che il film si riferisce soprattutto alla comunità nera che negli Stati Uniti vive da sempre in una condizione sociale piuttosto difficile. I neri ancora oggi vivono nei ghetti dove per le strade circolano droga e armi. Una società che non risparmia nessuno ed è proprio questa società che rende Erik Stevens, detto Killmonger, il villain, quello che è, e proprio per questo c’è da dire che abbiamo di fronte uno dei villain migliori che si siano mai visti all’interno del Marvel Cinematic Universe. Ad interpretarlo abbiamo il talentuoso Michael B. Jordan, perfetto per la parte, che riesce a far emozionare ma anche a risultare molto minaccioso e che darà tantissimo filo da torcere a T’Challa. Killmonger è un personaggio sensazionale perché distrugge in modo netto la linea che divide il bene dal male, il bianco dal nero e a quel punto nel film si hanno solamente migliaia di sfumature di grigio (per fortuna non sono cinquanta). Lo spettatore non può prendere posizione: non può tifare per Killmonger, ma nemmeno per T’Challa. Quest’ultimo ha torto, perché vuole far in modo che il Wakanda non si presenti al mondo, e che non condivida le tecnologie necessarie per migliorarlo, ma fa anche bene perché, per quanto nobili siano i suoi ideali, Killmonger agisce da estremista, in modo violento, ma al tempo stesso non posso biasimarlo. Erik è cresciuto nei ghetti, per strada, ha vissuto in una società che ancora oggi è molto razzista (pensate un po’ a chi hanno eletto come presidente) e a quel punto, cosa fai? Semplice, te ne stai lì seduto sulla poltroncina del cinema e osservi come il tutto andrà a finire, perché moralmente è quasi impossibile riuscire a prendere una decisione.

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Tantissimi sono i comprimari in questo film e tutti hanno il giusto spazio e la giusta caratterizzazione. In primis abbiamo due personaggi femminili estremamente cazzuti, ovvero Okoye Nakia, interpretate rispettivamente da Danai Gurira Lupita Nyong’o. Quest’ultima interpreta un personaggio molto forte, sensuale, abile nel combattimento e mosso da profondi ideali, ma la vera sorpresa è stata proprio Okoye e l’interpretazione della Gurira. Questo è un vero personaggio femminile cazzuto. Okoye riesce a far fronte a qualsiasi difficoltà senza sbattere ciglio, con una brutale grazia che la rende il guerriero più del Wakada. Parliamo di un personaggio con una fortissima identità, e che è decisamente meglio non far incazzare. Interessante il suo voler essere sempre fedele al trono, a tal punto da esser costretta a prendere determinate decisioni. Ovviamente tutto questo non sarebbe stato possibile senza la Gurira, che con la sua espressione di ghiaccio ha saputo rendere il personaggio senza ombra di dubbio memorabile.
Molto carismatico anche il personaggio di Shuri, sorella minore di T’Challa, interpretata da Letitia Wright, genio della tecnologia. Un personaggio molto simpatico, diciamo il comic reliefe del film che, però, non risulta essere mai fastidioso, grazie ad un dosaggio equo della comicità. Il personaggio è praticamente il Q della Marvel, e infatti trovo perfetto il paragone tra Black Panther e un film su James Bond: alla fin fine al centro della questione abbiamo una forte crisi politica, un villain ambiguo, un protagonista che va in missione per conto del proprio paese. In più la bellissima scena del casino sembra essere presa paro paro da un film su James Bond.
Infine trai comprimari abbiamo anche W’Kabi, interpretato dal grandissimo Daniel Kaluuya (star di Get Out e candidato agli Oscar come miglior attore protagonista per l’interpretazione nel film di Jordan Peele), che non è nient’altro se non una vittima degli eventi e anche in questo caso non possiamo sparare sentenze riguardo la sue scelte. Kaluuya non dà di certo una delle sue migliori perfomance, ma sicuramente la sua particolare espressione rende il personaggio piuttosto memorabile.

Molto più spazio ha avuto Everett Ross, l’agente della CIA interpretato dal grandissimo Martin Freeman e abbiamo finalmente avuto modo di vedere questo personaggio più approfondito, dato che in Civil War era apparso per manco dieci minuti. Ross si rivela essere un personaggio molto umano, seppur freddo ad un primo sguardo (come tutti gli agenti del governo americano d’altronde). Un personaggio a cui ti ci affezioni in men che non si dica, grazie soprattutto alla grande interpretazione di Freeman. Ross, però, non è l’unico personaggio a tornare in questo film. Infatti ritroviamo anche Ulysses Klaue, mercenario bastardissimo visto in Avengers: Age of Ultron e interpretato sempre dal grandissimo Andy Serkis. Il personaggio risulta sicuramente memorabile per la perfomance di questo immenso attore, che ancora una volta dimostra di esser dotato di un’espressività a dir poco unica. Klaue ha il giusto spazio che doveva avere, tanto da risultare estremamente carismatico e utile alla trama, ma non troppo da rubare la scena a Killmonger, che rimane il villain principale del film.

E come ultimo, ma assolutamente non importante, abbiamo T’Challa, la Pantera Nera. Il personaggio lo abbiamo già visto in Civil War, e così anche Chadwick Boseman come interprete. T’Challa dopo aver risparmiato la vita a Zemo è decisamente cambiato: è più saggio, più maturo e adatto per salire al trono e prendere il posto di suo padre, sia come re che come Pantera. Ma Killmonger sarà una terribile spina nel fianco per il re del Wakanda, e pertanto vediamo uno T’Challa più umano di quello che si possa pensare, che deve affrontare una situazione che sconvolgerà tutta la sua vita, l’opinione che aveva di suo padre e del Wakanda stesso e per affrontare tutto ciò si rivolgerà spesso a Zuri, il personaggio interpretato da Forest Whitaker, che risulta essere un personaggio particolarmente interessante, una guida spirituale per T’Challa, ma che a parer mio appare fin troppo poco per poter essere memorabile come tutti gli altri comprimari. Ma grazie all’aiuto della guida di Zuri, ai suoi parenti e amici, T’Challa arriverà a raggiungere un altro livello di saggezza, che lo avvicina ancor di più al vero re che dovrebbe essere. Perché il T’Challa cinematografico non è ancora quello fumettistico, basti pensare che all’inizio non era ancora re, bensì principe. Quindi stiamo assistendo alla sua evoluzione che lo porterà poi ad essere quel T’Challa che siamo abituati a vedere nei fumetti. In più nel MCU il personaggio è diversi anni più giovane rispetto alla versione cartacea.
Boseman come attore non mi dispiace, soprattutto nei panni del personaggio di T’Challa, però ammetto che è piuttosto inespressivo. Però l’espressione è quella giusta, che rende il personaggio cazzuto quanto basta e nei momenti adatti. Mi piacerebbe sentirlo recitare in lingua originale, anche perché in italiano non rende al meglio, senza però togliere nulla al doppiaggio italiano che è fatto molto bene.

black panther GIF by Marvel Studios

Quindi sì, ho adorato Black Panther, ed è riuscito a sorprendermi come pochi cinecomic sono riusciti negli ultimi anni. Un film del tutto nuovo, con uno stile registico molto personale e un’atmosfera decisamente inedita. La sceneggiatura è scritta veramente bene, con dei personaggi caratterizzati benissimo, e interpretati altrettanto bene, e un discorso socio-politico estremamente critico nei confronti dell’attuale situazione dei rapporti tra le grandi potenze. Un film che vuole comunicare qualcosa di veramente profondo e lo fa senza problemi, grazie soprattutto all’immenso personaggio di Killmonger. Black Panther si concentra sicuramente sulla condizione sociale della comunità nera negli USA, ma non si parla di razzismo, ma di qualcosa di molto più grande. Sicuramente è una tematica presente nel film, ma si tratta di un elemento che rientra in un quadro generale più vasto. Perché il film parla di identità culturale, sociale e politica.
Se lo consiglio? Assolutamente sì! Quindi appena uscirà in tutte le sale fiondatevi a vederlo, perché Ryan Coogler ha fatto davvero un lavoro grandioso sotto tutti gli aspetti, tecnici e letterari.

Ovviamente, manco ve lo dovrei dire, rimanete fino alla fine dei titoli di coda. Non ve ne pentirete.



 

Black Panther

Black Panther
8.5

Regia

8.0/10

Sceneggiatura

9.5/10

Cast

8.0/10

Pros

  • Un film visivamente straordinario ed innovativo. Lo stile registico di Ryan Coogler non conosce limiti e dà vita a delle scene a dir poco memorabili.
  • La sceneggiatura scritta a quattro mani è curatissima. La trama viene portata avanti da un discorso socio-politico molto attuale e importante, rendendo il film anche molto critico.
  • I personaggi sono tutti ben caratterizzati, dal primo all'ultimo. Menzione speciale per Killmonger, un villain ambiguo che demolisce la linea che divide il bene dal male.

Cons

  • I green screen lasciano parecchio a desiderare.
  • Alcune scene d'azione risultano piuttosto confuse a causa dei numerosi primi piani.
  • Chadwick Boseman potrebbe dare molto di più.