RECENSIONE – Alien: Covenant

Nel 1979, quasi 40 anni fa, usciva nelle sale di tutto il mondo un film che sarebbe passato alla storia: Alien. Ridley Scott con questo film ha traumatizzato migliaia di spettatori in giro per il mondo e dato vita ad un universo narrativo ricchissimo di storie affascinanti. Una di queste storie riguarda proprio l’origine dei temibili alieni divenuti ormai iconici. Questa storia aveva avuto inizio con Prometheus, prequel di Alien sempre diretto dallo stesso Scott. Ed ecco che la storia non è finita con Prometheus ma continua e arriviamo al film in questione: Alien. Covenant. Un film che si preannunciava a dir poco bene, con Scott che tornava alla regia di un film con le stesse creature, una cosa che non succedeva proprio dal ’79! Quindi dopo tantissimo tempo d’attesa cosa possiamo dire del film? E’ davvero un ritorno dello Scott di Alien? Oppure è uno Scott più vicino a Prometheus? Beh nessuno dei due, perché la situazione è davvero tanto drammatica. Tanto.

Sono un grandissimo fan della saga di Alien. I primi due film per me sono delle pietre miliari del cinema e dei capolavori indiscussi, mentre il terzo cala di qualità ma non lo ritengo un brutto film. Il quarto manco perdo tempo a parlarne ed infine arriviamo a Prometheus. Molto diverso da Alien e con numerosi difetti, ma tutto sommato un film godibile con un buon aspetto tecnico e con la storia degli Ingegneri, del liquido nero e della creazione del genere umano che mi ha particolarmente colpito. Con Alien: Covenant mi aspettavo un ritorno a quello Scott che avevamo visto nel ’79: con corridoio bui e stretti, la violenza che c’è e non c’è, lo xenomorfo che ti bracca ma non riesci a vederlo. Ed invece con questo film vediamo Scott tradire e, scusate il termine, stuprare questo franchise e quelle creature che lui stesso ha portato sul grande per la prima volta. Nel vedere questo film ho provato sicuramente rabbia, perché definirlo un’occasione sprecata è un eufemismo, ma soprattutto tristezza e tanta, ma tanta delusione.

Dell’aspetto tecnico mi posso lamentare di pochissime cose alla fine: la fotografia di Dariusz Wolski, già direttore di Prometheus, ci regala dei momenti davvero belli dal punto di vista estetico, con degli scorci di luce davvero ben fatti. Già la fotografia di Prometheus mi era piaciuta molto, e anche questa non è assolutamente da buttar via. La colonna sonora di Jed Kurzel (fratello del regista Justin) ci propone delle tracce dai toni molto cupi e soprattutto molto inquietanti che sono a dir poco perfetti per un film di Alien (ascoltate la prima traccia su Spotify, fa davvero paura). Sono molto più vicini alle inquietanti melodie di Horner sentite in Aliens e l’effetto è praticamente lo stesso. Ho apprezzato la ripresa del tema Life, tema principale di Prometheus che io adoro alla follia (vi invito ad ascoltarlo) ma anche il riutilizzo del tema principale di Alien, soprattutto nella sequenza in cui appare il logo del film esattamente come in Alien. Semplicemente da pelle d’oca.

Con un inizio simile ci si aspetta un filmone, no? Tutto l’aspetto tecnico sembra funzionare, dov’è il problema? Il problema è questo: Ridley Scott. Scott non è riuscito a combinare tutti questi buoni elementi per poter dar vita ad un film che funzionasse. C’è la sceneggiatura che è un disastro, ma ne parleremo più avanti. Scott tradisce appieno lo spirito di tutto il franchise di Alien, uno spirito che almeno si percepiva in Alien – La Clonazione, ma soprattutto tradisce la natura di quelle creature che lui ha portato sul grande schermo dai disegni di Giger. Di quella regia caratterizzata da bui corridoi, dalla terribile sensazione dell’essere braccati da una creatura ignota ma a dir poco letale, da quella violenza che c’è ma non si vede e questo ti spaventa a morte non se ne vede nemmeno l’ombra. Scott utilizza lo stesso stile visto in Prometheus, con vedute di grandi valli luminose, quindi l’esatto opposto di Alien, e voi vi chiederete “Ma doveva essere per forza così la regia del film?”. Beh, sì o almeno nelle scene con gli alieni. Posso capire una regia diversa in Prometheus, che sin dall’inizio si presentava come un film diverso dagli altri che voleva raccontare qualcosa di mai raccontato. Questo no, questo si presenta proprio col nome “Alien” nel titolo. Giusto nella scena dell’attacco dei Neomorfi ho provato la sensazione dell’essere spacciato, dato il chiaro rimando all’attacco dei velociraptor de Il Mondo Perduto, ma niente di più. Allora se Scott non punta all’horror punterà all’action come Cameron? Nemmeno, o meglio, inserisce tantissime scene action degne però di un film come Fast & Furious. L’azione di Aliens era verosimile e le scene ti mettevano un’ansia che non posso scordare, mentre l’azione di questo film è troppo esagerata. La scena della “piattaforma volante” è un qualcosa che in un film di Alien non dovrebbe esistere MAI!
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Scott con queste scene action e questa regia molto diversa fa una cosa gravissima: tradire la natura degli Xenomorfi. Nel vedere le scene con il classico alieno non provavo nulla, né terrore né stupore. Nulla. Le scene in cui appare non presentano un briciolo di pathos, e sembra che Scott non ci abbia nemmeno provato a dare un po’ di questo pathos alle scene. Vogliamo parlare della prima apparizione dello Xenomorfo adulto in Alien? Da pelle d’oca, mentre in questo caso l’alieno parte subito all’attacco. Non fai nemmeno in tempo a guardarlo. Ho apprezzato l’alto tasso di violenza che caratterizza le scene con gli alieni, essendo degli esseri a dir poco brutali, ma ci sono delle scene che presentano un tale gore che sembrano uscite da un film horror di serie B per ragazzini. Se contiamo anche il sangue in CGI manco mi fermo a parlarne. Gli effetti speciali in linea generale funzionano, Scott nei suoi film alla fine dei conti riesce sempre a stupire con gli effetti speciali. Le scenografie del film colpiscono, ma le scene con gli alieni sono troppo innaturali. Questi compiono dei movimenti talmente veloci e innaturali che non solo rendono la scena troppo frenetica ed incomprensibile, ma ti mostrano un alieno che attacco in una maniera molto diversa dai film precedenti. Anche le pose che assumono sono troppo antropomorfe. Quando uno Xeomorfo uccideva qualcuno nei film di Cameron, Scott e anche Fincher c’era pathos. Un pathos che ti faceva venire la pelle d’oca per quanto fosse terribile e horror la scena. Ci sono delle scene che mi suscitato tali emozioni anche in questo film, ovvero quelle dei “burster”, in poche parole quando nascono gli alieni.

Cosa c’è di più brutale di un organismo alieno che cresce dentro di te e esce dal tuo corpo dilaniandoti pian piano? Pochissime cose ed infatti Scott con la scena del “backburster” ci lascia a bocca aperta perché terribile. Mentre la classica scena del “chestburster” inizia bene, benissimo direi, ma termina in modo disastroso. Scott con quella scena parte con un’inquadratura sensazionale, un gioco di luci da pelle d’oca, gli attori sono bravissimi e la musica dolce, totalmente in contrasto con quello che stiamo vedendo ma in sintonia con quello che prova un determinato personaggio, è magnifica. Eppure alla fine Scott riesce a mandare a puttane tutta la scena e a tradire una delle principali caratteristiche dello Xenomorfo: la sua indomabilità e indipendenza. Per non parlare della CGI e del design dell’embrione che non aiutano di certo. Quindi in fin dei conti la CGI ha permesso a Scott di creare delle scene che non avrebbe potuto mai creare nel lontano 1979, e meno male! Il limite dei costumoni aveva dato vita ad un film molto semplice, ma perfetto. La presenza di costumi e animatronics possono anche aiutare gli attori a recitare in modo più spontaneo. L’unico momento in cui mi è sembrato di vedere parte dello Scott del ’79 è stato nel finale.

Ho apprezzato i vari omaggi che Scott ha inserito all’interno del film verso H.R. Giger, artista svizzero che ha disegnato i look degli Xenomorfi. Un artista che non esito a definire malato ma che adoro appieno per le sensazioni che trasmettono i suoi dipinti. E’ chiaro che per alcuni disegni che vediamo nel film si siano ispirati allo stile di Giger, e ci sta tantissimo, anche lo stesso poster del film, che adoro alla follia, è chiaramente ispirato al celebre artista. Purtroppo però quelle sensazioni che trasmettono i suoi disegni non si sono minimamente sentite per tutta la durata della pellicola.

Tutta la scena finale è palesemente rifatta al primo film, grazie a Dio, e ci sono un sacco di citazioni ad esso, ed infatti è la parte che più ho preferito di tutta la pellicola (anche se parliamo di 5 minuti, massimo). Eppure nel finale non riesco a sentirmi braccato, in trappola con un alieno che potrebbe uccidermi in pochissimi secondi. Anche perché  Scott mette a disposizione dei personaggi delle tecnologie molto più avanzate di quelle viste in Alien. Il che è parecchio strano dato che questo è un prequel. Quindi le tecnologie dovrebbero pure essere più rudimentali, ma avendo a disposizioni degli effetti speciali migliori è chiaro che Scott se ne sia infischiato e abbia voluto inserire dei macchinari più avanzati, stessa cosa vista in Prometheus. Vogliamo parlare di come Scott abbia voluto far finire lo scontro? Nello stesso identico modo che abbiamo visto in già due film, possibile che non ci sia un minimo di inventiva tra gli sceneggiatori? Senza contare dell’enorme buco di trama che porta a tale situazione.

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E adesso veniamo al peggio: la sceneggiatura. Il soggetto porta la firma di Jack Paglen e Michael Green, mentre tutta la sceneggiatura è stata scritta da John Logan e Dante Harper. In primis non apprezzo per niente i tempi troppo veloci, caratteristica già vista in Prometheus. E’ vero che quando uscirono i primi film di Alien si parla di un’era cinematografica molto diversa, in cui bastava poco per stupire lo spettatore medio. Oggigiorno invece se in un film del genere lo spettatore non si sente subito dentro l’azione si annoia in pochissimo tempo. E questo è un grandissimo peccato, perché così possiamo dire che Scott è vittima del cambiamento. Il bello del ritmo dei film precedenti è che tu, spettatore, esploravi questi mondi e scoprivi queste creature insieme ai personaggi stessi, provando le loro stesse sensazioni. In Covenant invece BOOM! Non passa nemmeno un giorno dall’arrivo dei personaggi sul pianeta che subito ti ritrovi con i Neomorfi che ti scorrazzano intorno. La sceneggiatura probabilmente era una groviera, non potete immaginare i buchi di trama che presente. Nel finale ad un certo punto Scott fa accadere delle cose e subito dopo si inventa delle puttanate e delle incongruenze per far finire il film come voleva lui. Per arrivare allo scontro finale con lo Xenomorfo sulla nave Covenant non vi dico che cosa ha combinato.

Logan, Harper e Scott hanno anche deciso di lasciar perdere tutta la storia che riguarda le origini dell’uomo, gli Ingegneri e l’odio improvviso che questi provavano verso di noi. Tutte le domande che la Dottoressa Shaw poneva alla fine di Prometheus erano a dir poco intriganti, e si sperava in una risposta con questo film che invece col piffero che è arrivata. Gli Ingegneri qui ricoprono un ruolo piccolissimo, che finisce in un modo abbastanza insensato. Scott ha però trovato una belle soluzione per illustrare l’origine definitiva degli Xenomorfi, e questo lo devo ammettere: con Prometheus e Covenant la backstory di questi iconici alieni è diventata davvero ricca. Siamo ancora ben lontani dall’inizio di Alien, con l’Ingegnere morto sull’astronave. Pertanto mi aspetto almeno un altro film per collegarsi a quello del ’79, sperando che Scott non ci speculi troppo sopra. Mi aspetto anche che in qualche modo approfondiscano tutta la storia e le origini degli stessi Ingegneri, così da rispondere alle domande di Elizabeth Shaw e di svelare il motivo per cui gli Ingegneri hanno ideato il liquido nero.

I personaggi del film non dicono nulla, a eccezione degli androidi David e Walter, mentre tutti gli altri son da buttare. Molti personaggi hanno la caratterizzazione di una carta da parati, e me l’aspettavo che venissero usati solamente come carne da macello ma mi aspettavo molto di più dal personaggio di Daniels e di Oram, interpretati corrispettivamente da Katherine Waterson e Billy Crudup. Entrambi sono degli attori che negli ultimi anni hanno spopolato. La Waterson l’abbiamo vista in Steve Jobs e Animali Fantastici, mentre Crudup in Jackie, Il Caso Spotlight e interpreterà il padre di Barry Allen in Justice League. Purtroppo Crudup nel film non riesce a dare un buona interpretazione, probabilmente a causa della terribile scrittura del personaggio, un completo idiota che in determinate situazioni fa l’esatto contrario di quello che farebbe una persona con un minimo di intelligenza. La Waterson d’altra parte ha dato una buona interpretazione, continua a piacermi, ma allo stesso non posso dire del personaggio: una giovane donna molto cazzuta e determinata e…basta. E’ solo questo il suo personaggio e non uscitevene con “Eh ma è la donna forte, che finalmente ricopre un ruolo generalmente da maschi”, perché sì, è quel personaggio, ma non dice niente. E se un personaggio non ti lascia niente vuol dire che non ha spessore.

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Veniamo invece ai personaggi che ho apprezzato: David e Walter, interpretati entrambi da Michael Fassbender. Già in Prometheus la cosa più bella del film era proprio il personaggio di David e Fassbender aveva dato un’interpretazione immensa. In Covenant David subisce un certo approfondimento, con una scena che inizia con un palese (magnifico) riferimento a Blade Runner, il che ci sta parlando di androidi, e che mostra la sua “nascita”. Nella scena vediamo anche un giovane Weyland e finalmente il casting di Guy Pearce assume un senso. In Prometheus Weyland era vecchio e decrepito, e la scelta di Pearce come interprete non l’avevo minimamente compresa, essendo un attore giovane per quel ruolo, e infatti make-up usato era a dir poco ridicolo, mentre in Covenant vediamo, seppur per poco, un Weyland sui 40 anni e con un Guy Pearce adatto per il ruolo. Come avevo detto, David subisce un grande approfondimento soprattutto dal punto di vista psicologico; dopo gli eventi del film precedente, contando anche le direttive principali ordinate da Weyland, David finisce per sviluppare un’ossessione per la creazione, che lo porterà a compiere delle azioni terribili che già in Prometheus aveva compiuto. Quindi il “creato” vuole divenire “creatore” e da qui la cosa si fa interessante, con de risvolti molto inquietanti. Questo sviluppo però viene gestito in modo eccessivo e si finisce per trasformare David in un pazzo. Come fa un robot a diventare pazzo? Una delle caratteristiche più belle di David era quella di essere totalmente impassibile, freddo, inumano e Fassbender è stato bravissimo nel rendere quelle caratteristiche. Mi piace sempre vedere personaggi ammirare gli Xenomorfi per la loro purezza e per la loro perfezione (comprendo appieno quel pensiero) ed è una cosa che ritroviamo in David. Quando però lo vedo compiere delle azioni di dubbio gusto morale, facendo dei sorrisi e delle smorfie allora diventa un essere umano vero e proprio, che non è.

Walter invece è molto più macchinoso e freddo, in pratica come il David in Prometheus ed ho adorato i suoi dialoghi con David. Vedere due esseri sintetici parlare della creazione, morte, vita e sentimenti è sempre a dir poco affascinante e con dei palesi riferimenti a Blade Runner che ho a dir poco apprezzato. Purtroppo però, quando il tutto degenera, i due androidi diventano protagonisti di scene d’azione degne di un film d’arti marziali nemmeno girate come si deve, risultando parecchio confuse. Il finale vede particolarmente coinvolti i due ruoli ed oltre che essere particolarmente scontato, presenta un buco di trama grosso come un cratere. Da quello che ho letto su Internet c’è una spiegazione logica a tutto, e ok, ma nel film non si capisce assolutamente perché Scott non è stato in grado di spiegare gli eventi in modo chiaro. Si poteva terminare il tutto con un cambiamento degli ideali di Walter, e fidatevi sarebbe stata una grandissima figata che avrebbe dato vita a dialoghi altrettanto interessanti, eppure Scott sceglie la via più semplice e stupida.

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In sinossi, Alien: Covenant per me è stata una delle più grandi e cocenti delusioni di sempre. Ridley Scott mette in gioco un aspetto tecnico con delle buone trovate ma senza gestirle nel giusto modo, con una regia totalmente diversa da quello che dovrebbe essere e che va a tradire moltissimi aspetti degli Xenomorfi. Giger si rivolterebbe nelle tomba. Trama piena zeppa di buchi logici e di forzature, con un finale scontato e che poteva essere gestito e diretto trenta volta meglio. Citazioni ad AlienBlade Runner e l’arte di Giger non bastano per riportare lo Scott degli anni d’oro. I personaggi risultano a dir poco poveri, male interpretati dagli attori, eccezion fatta per la Waterson e Fassbender. David subisce un approfondimento davvero interessante ma che allo stesso tempo sfancula tutto il personaggio. In compenso, Scott riesce ad arricchire ulteriormente la mitologia degli alieni, sperando anche  in un arricchimento futuro della storia degli Ingegneri.

Mi spiace dirlo, ma questo Alien: Covenant è il peggior film dell’intera saga insieme ad Alien – La Clonazione, e io che pensavo che poteva essere un ritorno alle origini. Scott, torna quello che eri.

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Alien: Covenant

Alien: Covenant
4.5

Regia

5/10

    Sceneggiatura

    4/10

      Cast

      5/10

        Pros

        • Fotografia, colonna sonora e effetti speciali ben curati. Con varie citazioni verso non solo 'Alien' ma anche verso 'Blade Runner' e l'arte di H.R. Giger.
        • Soddisfacente la storia sulla creazione degli Xenomorfi.
        • Katherine Waterson ci regala una buona interpretazione, ma i personaggi che più colpiscono sono gli androidi Walter e David, interpretati da un ottimo Michael Fassbender. Apprezzato l'approfondimento di David.

        Cons

        • La regia del film risulta poco funzionale e totalmente diversa da quello che dovrebbe essere, andando a tradire lo spirito della saga e delle stesse creature.
        • La sceneggiatura presenta dei tempi troppo veloci, delle scene eccessivamente action e dei buchi logici da far accapponare la pelle.
        • I personaggi risultano essere caratterizzati come un dattero e dotati di un quoziente intellettivo decisamente inferiore alla media. L'approfondimento di David va oltre il necessario e lo trasforma in un pazzo totale.

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