Boom delle molestie sessuali: Parliamoci chiaro

Donne che difendono gli uomini dalle accuse di molestie

Quest’oggi è giunto alla mia attenzione un articolo in cui l’attrice Catherine Deneuve condannava apertamente la caccia allo scandalo scaturita dopo i molteplici casi di molestie a Hollywood dicendo:

“Lo stupro è un crimine. Ma tentare di sedurre qualcuno in maniera insistente o maldestra non è un reato, né la galanteria è un’aggressione del maschio”.

L’attrice è solo una delle cento firmatarie di una lettera controcorrente pubblicata su ‘Le Monde’, una lettera che vuole portare alla denuncia esplicita di questo “nuovo puritanesimo” post Weinstein. Lo scandalo ha colpito pesantemente lo show-sistem hollywoodiano che, come ben sappiamo, si è ormai diviso tra chi si dice indignato dagli avvenimenti e tra chi, più onestamente, ha ammesso una terribile verità: tutti sanno ma tutti tacciono.

Hollywood è costellata di scandali fin dagli albori del grande cinema americano ma, se da un lato parliamo di un fenomeno “positivo”, in quanto ha dato un nuovo coraggio e la possibilità per le vittime di molestie di ottenere pubblica giustizia, dall’altro ha gettato le basi per una vera e propria “caccia alle streghe”.


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Le denunce continuano e colpiscono chiunque, mentre i critici del web molte volte si lanciano in accuse pesanti senza prima aver giudicato/analizzato gli eventi. E la lista non sembra voler finire: al gruppo di molestatori, protagonisti di questo “sex-gate”, vanno ad aggiungersi in questi giorni il 95enne Stan Lee, il papà/nonno dell’universo Marvel, e l’attore James Franco, vincitore di un Golden Globe come miglior attore in una commedia durante la scorsa cerimonia e Michael Douglas, l’attore e produttore che si è trovato al centro di un accusa di masturbazione in fronte ad un ex-dipendente.

#MeToo Molestie

Insomma la “giustizia sociale” non guarda in faccia nessuno e non attende processi penali ufficiali. Ed è proprio su questo che batte il pugno la Deneuve insieme alle altre firmatarie dell’appello: femminismo non significa “odiare gli uomini e/o la sessualità”. Le iniziative come #MeToo hanno sicuramente contribuito a “liberare la parola” insieme a una “legittima presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, in particolare in ambito professionale”.La battaglia delle cento donne si concentra sulla distinzione netta fra la “violenza sessuale”, che è “un crimine”, e il “rimorchio” che “non è neppure un reato”:

“Noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale e siamo abbastanza mature per ammettere che la pulsione sessuale è per sua natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente accorte per non confondere il corteggiamento maldestro con l’aggressione sessuale”.

Le firmatarie non hanno quindi alcuna intenzione di farsi rappresentare da questo nuovo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto dell’odio verso gli uomini e la sessualità. Sembrano tutte decise nel condannare sotto questo punto di vista #MeToo, in quanto ha “comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano dei violentatori. Questa giustizia sbrigativa – continuano le donne nella loro denuncia – ha già fatto le sue vittime”.

Da qui, la convinzione finale:

“Questa febbre di inviare i ‘maiali’ al macello, lungi dall’aiutare le donne a rafforzarsi, serve in realtà gli interessi dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti religiosi, dei peggiori reazionari e di quelli che credono che le donne siano esseri umani a parte, bambini con il volto adulto, che pretendono di essere protette. La donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana”.

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